Home > Bologna, Geopolitica > 21 aprile: Bologna Liberata Bologna Occupata

21 aprile: Bologna Liberata Bologna Occupata

Lo scorso 21 aprile a Bologna, si festeggiava il 66esimo anniversario della liberazione di Bologna dall’occupazione nazifascista. Due in particolare sono stati gli eventi cittadini per la celebrazione.

Il primo, quello ufficiale, si è svolto in Piazza del Nettuno alle 10 del mattino con la presenza di numerosi bersaglieri e reduci partigiani, oltre che del subcommissario Michele Formiglio e di Lino William Michelini dell’Anpi. Tra i candidati politici alle prossime elezioni comunali, presenti i soli Maurizio Cevenini e il candidato sindaco della Lega Nord Manes Bernardini.

La seconda cerimonia, di carattere ufficioso, è stata realizzata in Piazza Ravegnana sotto le Due Torri, per commemorare la collaborazione fra partigiani e forze alleate nella lotta ai nazifascisti, con il libro “Il Bracciale di Sterline”. Presenti sia gli autori del libro, Matteo Incerti e Valentina Ruozi, sia uno dei protagonisti di quella guerra, il soldato ispano-americano Roque Rioja detto Private Rocky.

Le riflessioni che qui ci preme fare sono volte a considerare come le due organizzazioni hanno voluto confezionare i rispettivi eventi. Se infatti gli organizzatori della cerimonia ufficiale hanno scelto per questioni di etichetta istituzionale di issare la bandiera italiana, quella europea e quelle delle rispettive brigate partigiane, gli autori del libro hanno preferito festeggiare la Liberazione di Bologna per merito di eroi provenienti “dalla Scozia all’Italia, dall’Australia agli Stati Uniti”, con la sola presenza di numerose jeep statunitensi, militari statunitensi e tante appariscenti bandiere statunitensi (più una defilata e poco visibile bandiera inglese). Di bandiere italiane nemmeno l’ombra. Né tanto meno si è registrata la presenza di reduci partigiani della Resistenza o rappresentanti dell’Anpi.

Leggiamo sul Fatto Quotidiano che la scenografia è stata curata da un “gruppo di appassionati bolognesi di rievocazioni storiche”, che “arriverà in centro con sei jeep americane d’epoca ed in divisa rigorosamente originale dell’esercito a stelle e strisce”.

Fa specie notare che quando i cittadini si auto-organizzano per celebrare la liberazione della propria città e della propria patria, si liberano molto agevolmente delle etichette istituzionali e fanno volentieri a meno di insegne cittadine, bandiere italiane e rappresentanti dell’Anpi. A meno che l’iniziativa non avesse un carattere puramente promozionale – proprio di 21 aprile.

Eppure fra gli obiettivi dichiarati dai due autori del libro, c’è proprio quello di festeggiare gli eroi che lottarono per la libertà. Lo ripete anche Private Rocky, che in un commento rivela il suo realismo a corrente alternata: “Noi combattevamo per la libertà, oggi ha ragione chi dice che si combatte soprattutto per il petrolio, purtroppo.”

Capiamo le ragioni sentimentali di chi in quella guerra era in prima linea, ma è da ingenui credere che la partecipazione statunitense alla seconda guerra mondiale fu combattuta in nome di una non meglio definita libertà. Fra le costanti della storia infatti, c’è quella che le guerre si combattono in territorio straniero per difendere alleanze che rispondono più ad interessi geopolitici, che ad astratti ideali o a ragioni umanitarie.

Le basi militari USA/NATO sono a lì a dimostrarlo. Più di 100 solo in Italia, nella nostra Italia liberata dai nazifascisti, e subito ri-occupata dagli statunitensi. Quasi 1000 in tutto il mondo.

Tutti liberi dunque: gli autori del libro di festeggiare la liberazione di Bologna insieme con i nostri nuovi occupanti statunitensi. E gli americani di costruire basi militari in tutto il globo terracqueo.

Diciamolo in inglese che fa pendant con la scenografia star&stripes di Piazza Ravegnana: long live freedom!

Annunci
  1. 25 aprile 2011 alle 21:23

    Da chi ci hanno liberati?

  2. 10 maggio 2011 alle 11:06

    da un’altra militarizzazione sul nostro territorio. Quella dei nostri ex-alleati tedeschi.

  3. 12 maggio 2011 alle 08:08

    Una militarizzazione vale l’altra, cioè niente. Ma per venire a rompere le scatole dall’altra parte dell’Oceano si inquina di più… Senza considerare il secondo principio della termonidamica!

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...