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Enrico Mattei fondatore dell’ENI – Sabato 17 Marzo a Bologna‏


NOTA DI PRESENTAZIONE

Enrico Mattei nasce nel 1906 ad Acqualagna, un povero paese delle Marche, da Angela Galvani e da Antonio, brigadiere dei Carabinieri.

Inizia a lavorare giovanissimo e a vent’anni è già direttore di una conceria locale. Alla chiusura della fabbrica, Mattei contro la volontà del padre decide di trasferirsi a Milano, dove, dopo pochi anni di lavoro quale rappresentante di commercio, decide di aprire la sua prima azienda, un piccolo laboratorio di olii emulsionanti.

Nel 1936 si sposa con Greta Paulas, ballerina viennese, e inizia a frequentare gli esponenti dell’antifascismo milanese. Durante la guerra ha modo di diplomarsi come ragioniere, le sue doti organizzative più che militari lo portano a diventare uno degli esponenti di spicco della Resistenza animata dalla Democrazia Cristiana, superando la diffidenza per la sua antica adesione al fascismo.

Finita la guerra, Mattei, industriale affermato, titolare dell’Industria Chimica Lombarda Grassi e Saponi, viene nominato “commissario straordinario” dell’AGIP, l’Azienda Generale Italiana Petroli fondata da Mussolini nel 1926, divenendone di lì a poco vicepresidente.

Grazie ai consigli del suo predecessore, il “repubblichino” Carlo Zanmatti col quale aveva mantenuto i contatti, e alla scoperta del giacimento petrolifero di Caviaga, Mattei riesce a fermare la liquidazione dell’AGIP. La battaglia fra i liberali, fautori dello smantellamento e/o della privatizzazione dell’ente, e i cosiddetti “statalisti” è comunque molto accesa: rimarrà famoso il discorso con il quale, il 26 Ottobre 1949, il deputato Enrico Mattei di fronte ai colleghi della Camera si erge “contro l’arrembaggio al metano e al petrolio” da parte di privati e stranieri.

Con l’approvazione, il 21 Gennaio 1953, della legge istitutiva dell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) Mattei, che fin da subito ne è il presidente, inizia un’intensa attività all’estero volta ad instaurare legami con i Paesi produttori di petrolio, Unione Sovietica compresa.

In un contesto internazionale in cui le famigerate “Sette Sorelle”, le principali società petrolifere mondiali di cui cinque statunitensi, una inglese e una anglo-olandese, detenevano oltre il 90% delle riserve accertate fuori dagli Stati Uniti, Mattei riesce a stringere una lunga serie di accordi economici e commerciali sulla base della formula, da lui inventata, della divisione a metà degli utili (“fifty-fifty”), arrivando nel caso dell’Iran, nel 1957, a riconoscere il 75% sullo sfruttamento di alcuni giacimenti. Rendere i Paesi amici partecipi, inoltre, della determinazione dei volumi di produzione e dei prezzi di vendita rappresenta una vera e propria sfida lanciata alle “Sette Sorellee al governo USA che ne era il tutore politico e militare.

Il 27 Ottobre 1962, in piena “crisi dei missili sovietici a Cuba”, con il presidente Kennedy impegnato a valutare una possibile ritorsione armata, Enrico Mattei è in Sicilia, a Gagliano Castelferrato in provincia di Enna, per celebrare con la popolazione locale la scoperta di un giacimento di metano.

Alla fine della giornata, egli decolla da Catania con il suo aereo privato, un “Morane Saulnier 760” guidato dal pilota Irnerio Bertuzzi, insieme al giornalista William McHale. I tre uomini non arriveranno mai a destinazione poiché, poco prima dell’atterraggio previsto a Linate, l’aereo precipita schiantandosi in un campo nei pressi di Bascapé.

Un altro protagonista della politica euromediterranea dell’Italia del dopoguerra, Amintore Fanfani, ebbe a dire nel 1986 che forse “l’abbattimento” dell’aereo di Mattei è stato il primo gesto terroristico di una piaga che ha perseguitato per lungo tempo il nostro Paese. Certamente, quale che sia stata l’esatta dinamica dei fatti, ancora oggi discussa, “una pesante minaccia  alla stabilità economica e politica dell’Italia” – come un documento dell’intelligence USA dell’epoca descriveva il potere d’influenza esercitato da Mattei – era cessata.

Oggi che l’ENI è una società per azioni quotata in borsa, con quasi 80.000 dipendenti dei quali più di metà all’estero e operativa in 79 Paesi nei cinque continenti, ma ormai in mano privata per circa il 70% del suo capitale sociale – salva un’ulteriore ondata privatizzatrice che l’esecutivo Monti non nasconde di auspicare – vogliamo chiederci quale sia l’eredità lasciata da un uomo visionario che ha contribuito in maniera decisiva a trasformare una nazione sconfitta e ancora prevalentemente contadina in un Paese avanzato con una forte industria energetica.

”I tesori non sono i quintali di monete d’oro, ma le risorse che possono essere messe a disposizione del lavoro umano”.

Con queste parole, Enrico Mattei salutava la festante folla di Gagliano poche ore prima della sua tragica scomparsa.

 

I RELATORI

Claudio Moffa è professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, dove insegna “Storia e Istituzioni dei Paesi dell’Africa e dell’Asia” e “Diritto e Istituzioni dell’Africa e dell’Asia”.

Come docente, oltre alla normale attività didattica presso l’Università di Teramo, ha svolto corsi di specializzazione presso Istituti vari – fra cui la SIOI di Roma – e fondato e diretto il Master “Enrico Mattei” in Vicino e Medio Oriente.

Ha inoltre scritto numerosi saggi su riviste specialistiche internazionali e italiane quali Politique AfricaineLe monde diplomatiqueLimesStudi PiacentiniPolitica InternazionaleAfricaAfricana,Estudia AfricanaRivista di Storia contemporaneaGianoMarxismo oggiIl Calendario del Popoloed EurasiaQuaderni internazionali (1987-1990) e La lente di Marx (1994-1997) sono invece le due riviste da lui stesso fondate e dirette.

E’ studioso di Enrico Mattei, sulla cui vicenda ha condotto ricerche preso l’Archivio ENI di Pomezia trovandovi importanti documenti che costringono a rivedere la storia e la fine del Presidente dell’ENI, e organizzato due convegni, “Enrico Mattei, il coraggio e la Storia” nel 2006 e “La straordinaria vicenda Mattei fra oblio e occultamento” nel 2008.

 

Nico Perrone è un saggista, storico, giornalista e docente universitario italiano. È autore di libri e saggi più brevi, apparsi in Italia, Danimarca e Stati Uniti d’America. Ha pubblicato inoltre un migliaio di editoriali e articoli su quotidiani e settimanali.

E’ professore di “Storia dell’America” e “Storia Contemporanea” presso l’Università di Bari (dal 1977).

Nel 1961 viene assunto all’ENI per studiare le normative straniere del lavoro. Il presidente, Enrico Mattei, lo designa quindi quale esperto nel gabinetto del Ministro per la Riforma della Pubblica Amministrazione Giuseppe Medici e membro di commissioni interministeriali di studio (1962-63).

Collaboratore della RAI dal 1982 al 2006, per RadioRai2 ha tenuto venti trasmissioni del programma Alle 8 della sera (24 aprile – 19 maggio 2006), dedicate a “Enrico Mattei stratega del petrolio” (link: http://www.radio.rai.it/radio2/alleotto/mattei/).

**********

Alcune indicazioni per raggiungere la sala:

1)Per chi viene in automobile, si può parcheggiare in:

● in Via Codivilla, a 1 minuto dalla sala, nelle strisce e blu, a tariffa 1,00 euro/ora, con pagamento presso i parcometri presenti nella strada.

● al Parcheggio Ex-Staveco, in Viale Panzacchi 10, a 5 minuti dalla sala, a tariffa di 2 euro/ora.

2)Per chi viene dalla stazione centrale dei treni:

si può prendere indifferentemente, a pochi metri dalla stazione, : il bus numero 33 (circolare esterna sinistra), o il bus numero 32 (circolare esterna destra), e scendere, in entrambi i casi, alla fermata “Porta San Mamolo”.

Prendere poi via San Mamolo fino alla sala al numero civico, 24 (5 minuti).

(Piantina delle linee degli autobus di Bologna)

Prendere poi via San Mamolo fino alla sala al numero civico, 24 (5 minuti).

 

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  1. Paolo
    26 febbraio 2012 alle 11:24

    Scrivo per segnalare un estratto dal libro “Lampi nel buio” di Paolo Panerai, in cui vengono rivelati i finanziamenti di Papa Pio XII ad Enrico Mattei e alla sua Agip-Eni. Grazie a quei finanziamenti di denaro, disponibile nella casse vaticane grazie ad oculate operazioni di cambio valutario, fu possibile l’acquisto della Egyptian Oil Company e iniziarono le fortune dell’Eni.

    Ecco un estratto del primo capitolo “Finanze Vaticane” in cui si spiega fra le altre, proprio questa vicenda.

    2010 * Mondadori * LAMPI NEL BUIO – i retroscena della finanza e dell’economia italiana dal dopoguerra a oggi * Paolo Panerai

    I venti di guerra già sibilavano per le dichiarazioni e le aggressioni di Adolf Hitler, e Pio XII, principe Pacelli, cominciò a preoccuparsi di che cosa sarebbe successo all’ingente liquidità di cui il Vaticano disponeva, grazie all’Obolo di San Pietro, cioè alle elemosine che i fedeli facevano e fanno provenire da tutto il mondo in tutte le valute immaginabili.

    Con la sua cultura anche economica, il papa sapeva che la guerra avrebbe sicuramente svalutato buona parte di quella liquidità e quindi convocò nel suo appartamento principesco il segretario amministrativo dello Ior, che fra gli altri compiti aveva quello di gestire l’Obolo. Dando del tu al suo banchiere, papa Pacelli gli pose una domanda secca: «Massimo, cosa facciamo della liquidità che abbiamo e che la guerra prossima sta minacciando?».

    Spada, che non conosceva il tema della convocazione improvvisa, chiese a Sua Santità ventiquattro ore di riflessione. Il giorno dopo domandò alla segreteria del papa di essere di nuovo convocato e sviluppò la sua analisi, che portava a una conclusione univoca: tutta la liquidità dell’Obolo doveva essere convertita in sterline oro, che oltre ad avere un valore facciale ne avevano uno materiale, legato all’andamento del metallo prezioso.

    Il papa fu subito d’accordo e in pochi giorni l’operazione fu compiuta. Durante la guerra, solo una piccola parte di quel tesoro in sterline oro fu usata per le necessità del Vaticano, che comunque continuava a ricevere l’Obolo dai fedeli di tutto il mondo, anche se ovviamente in misura ridotta.

    Nel’ 45, alla fine del conflitto, quando anche i rapporti di cambio fra le valute ripresero un ritmo più regolare, il papa riconvocò Spada per fare il punto sulle disponibilità liquide del Vaticano. La scelta di cambiare tutta la liquidità anteguerra in sterline oro aveva permesso non solo di proteggere adeguatamente il valore di quel denaro, ma anche di moltiplicare tale valore per numerose volte rispetto al dollaro e alle altre valute forti, compresa la sterlina cartacea. Il patrimonio era diventato poi enorme rispetto alla povera liretta e alle amlire, le lire emesse sotto l’amministrazione americana.

    Il papa si congratulò con Spada, e aggiunse: «Caro Massimo, qui abbiamo un tesoro insperato, ma non possiamo dimenticarci di essere italiani; dobbiamo quindi fare qualcosa per questo povero paese che esce distrutto dalla guerra».

    Cominciò così l’avventura dello Ior come azionista di una lunga fila di aziende italiane. I primi investimenti furono fatti nel settore tessile, nel Cotonificio Maino e nel Cotonificio Olcese. Poi vennero le banche, con il controllo della Cattolica del Veneto, il Banco di Roma con la joint venture, si direbbe oggi, negli istituti esteri della banca romana (Banco di Roma per la Svizzera, Banco di Roma France, Banco di Roma – Belgio) e via dicendo, fino ad accumulare una trentina di partecipazioni di comando o di co-comando che proiettarono Spada nei rispettivi consigli d’amministrazione.

    Per sua fortuna, e per fortuna del Vaticano, a quel tempo non esisteva la Consob e non esistevano i limiti che la commissione ha successivamente posto alla presenza nei consigli d’amministrazione per un singolo individuo. Sta di fatto che da allora Spada inaugurò un giro d’Italia permanente per essere presente alle riunioni dei vari organi sociali o gestire (dov’ era presidente, come nella Cattolica del Veneto) le società e le banche. Un tour compiuto rigorosamente in macchina, con tanto di lettino per distendere il suo corpo da peso massimo.

    Fu in questo modo che, per anni, l’influenza del Vaticano nell’economia italiana, comprese le attività dello Stato attraverso l’Iri, nel cui consiglio Spada sedeva, divenne sempre crescente. Al punto che il Vaticano ebbe parte attiva nel raccordare settori economici in guerra fra loro, e la casa di Spada, sotto lo sguardo sempre discretissimo della moglie genovese Maria Teresa, funse da stanza di compensazione fra i vari ministri.

    La decadenza cominciò con l’arrivo alla presidenza dello Ior di monsignor Paul Casimir Marcinkus, che era anche capo dei servizi di sicurezza del papa e che per il potere che da ciò gli derivava spadroneggiava a destra e a manca. Fino a diventare socio e protettore di due grandi bancarottieri come Michele Sindona e Roberto Calvi, con i quali il vescovo americano nativo di Cicero, il quartiere di Chicago che aveva visto le prime gesta di Al Capone, aveva anche un conto comune in Svizzera.

    Quel demonio creativo che è stato Enrico Mattei, prima partigiano nell’ultima fase della seconda guerra mondiale e poi creatore della grande Eni, partendo dalla piccola Agip, aveva capito non solo che anche in Italia, nella pianura Padana, esistevano probabilmente giacimenti di gas e petrolio, ma che queste fonti di energia, per poter essere gestite, richiedevano una dimensione multinazionale. Aveva perciò deciso di fare acquisizioni di società e di diritti di ricerca e sfruttamento all’ estero.

    Ma l’Italia era uscita dal conflitto mondiale con le ossa rotte sia sul piano produttivo sia su quello finanziario. Il sistema bancario era in grave crisi e neppure nelle casse dello Stato e della Banca d’Italia c’era valuta estera, dollari o sterline, sufficiente per consentire una campagna di acquisizioni internazionali.

    Una condizione a cui Mattei non intendeva rassegnarsi, essendo consapevole che il periodo immediatamente postbellico si prestava particolarmente all’ affermazione di grandi idee, come le sue, anche se si operava da un paese sconfitto quale l’Italia.

    Privo di qualsiasi inibizione, e lo dimostrò successivamente anche nel pieno del suo potere, quando paragonò i partiti a dei taxi sui quali si può salire all’ occorrenza per poi discendere a corsa finita, non esitò un attimo a rivolgersi all’unica banca che in Italia, sia pure in un altro stato, aveva tutta la valuta di cui necessitava.

    Chiese quindi udienza a papa Pio XII e gli spiegò il suo progetto per un’ Agip (poi Eni) multinazionale. Con principesca visione, il papa, che non cessò mai di sentirsi italiano prima di tutto, e che del resto avvertiva il dovere di aiutare il paese natale a risollevarsi, gli rispose subito che avrebbe chiesto allo Ior di aiutarlo.

    L’incontro fra Mattei e Massimo Spada avvenne entro le mura leonine che segnano il territorio vaticano, nell’ufficio, privo della severità delle banche italiane, del segretario amministrativo dello Ior. Il grande imprenditore di Stato e il banchiere del Vaticano si capirono facilmente, e dopo qualche altro incontro tecnico lo Ior mise a disposizione di Mattei tutta la valuta estera che gli era necessaria per comprare la Egyptian Oil Company, che è stata la prima società estera dell’Ente nazionale idrocarburi.

    Con quella prima acquisizione Mattei lanciò una sfida contro le sette sorelle, che si rivelò vincente sul piano economico ma non su quello personale, vista la fine tragica a cui andò incontro sull’aereo che nell’ottobre del 1962 esplose durante un volo da Catania a Milano.

    La Egyptian Oil Company è ancora oggi una società attiva del gruppo Eni, che a tutti gli effetti può essere considerato l’ottava sorella del mondo del petrolio e dell’ energia, l’unica azienda italiana veramente globale e in grado di competere con qualsiasi altra società globale.

    Chissà se Mattei avrebbe potuto gettare le basi di un gruppo così strategico come l’Eni se al posto del principe Pacelli ci fosse stato un papa polacco o tedesco. Non è per caso, quindi, che il ruolo della Chiesa sia stato tanto pregnante anche nell’ economia fino ai giorni nostri.

  2. 16 marzo 2012 alle 15:18

    16/03/2012

    Spettabile

    Associazione

    Eur-eka

    eur-eka@libero.it

    La scrivente associazione plaude alla vostra iniziativa alla quale non può partecipare per averlo saputo solamente ora.

    Crediamo di farvi cosa gradita comunicandovi le manifestazioni allo studio e in avanzata realizzazione da parte del nostro Comitato.

    v Incontri presso le scuole superiori nei comprensori delle nostre 21 Sezioni sul territorio nazionale per ricordare l’opera e la figura di Enrico Mattei.

    v Revisione di una pubblicazione su Mattei aggiornata e stampata in una forma più fruibile dedicata ai giovani.

    v Interviste a veterani e pionieri da inserire in una raccolta curata dall’eni.

    E’ allo studio la possibilità di posare una targa ricordo in una via di Milano dove Mattei visse.

    Sono in programma per il 27/10/2012 quattro importanti celebrazioni in luoghi significativi per la vita di Mattei: Bascapé, Civitella Roveto, Gagliano, Matelica.

    E’ prevista una cerimonia ufficiale in Parlamento alla presenza di autorità ed ambasciatori dei Paesi dove opera eni e la distribuzione del volume, opportunamente edito, dei discorsi di Mattei nelle tre epoche della sua vita: Periodo della Resistenza, come deputato al Parlamento e come Presidente ENI.

    Auguriamo un’ottima riuscita al vostro incontro.

    Cordiali saluti.

    Associazione Pionieri e Veterani eni

    Comitato Promotore 50° Anniversario Scomparsa E. Mattei

    Il Coordinatore

    Franco Francescato

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