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“MATTEI: PETROLIO E FANGO”, lo spettacolo di Giorgio Felicetti all’Arena del Sole di Bologna il 5-6-7 Dicembre

Arena del Sole

 

 

PETROLIO E FANGO

“Tutto è spaventosamente chiaro”. Pier Paolo Pasolini

Perché uno spettacolo su Enrico Mattei?

Il “grande corruttore incorruttibile”, il “grande capitano d’impresa”, il “grande pericolo per l’Occidente”, il “grande petroliere”, “l’italiano più grande dopo Giulio Cesare”.

C’è sempre il “grande”, vicino ad Enrico Mattei.

Mattei è probabilmente il personaggio del dopoguerra su cui si è scritto di più, una sterminata bibliografia, ancor più che su Aldo Moro.
C’è stato un bellissimo film di Francesco Rosi, una recente fiction RAI, decisamente brutta.

Ogni giorno, sui più svariati argomenti, viene fuori il nome di Enrico Mattei: si parla di geopolitica, della questione araba e del Maghreb in fiamme, è Mattei che prevede la necessaria emancipazione dei paesi africani, e per primo mette l’Italia al centro del Mediterraneo; si parla di crisi energetica, di forniture di gas, di energia alternativa, e lì il gioco è semplice, Mattei è stato l’energia italiana; si parla di scontro tra giustizia e potere: la sua vita e la sua morte sono al centro di questo conflitto; si parla di nuovo giornalismo, di editoria, di nuova architettura, di comunicazione, di arte figurativa, di marketing… e trovi Mattei. Tutto già previsto da quella strana specie di italiano che era Enrico Mattei.

Insomma, anche se spesso circondata da un alone di ostilità e mistero, l’eredità di quest’uomo è immensa.

Enrico Mattei a suo modo, tra luci accecanti ed ombre spaventose, è la figura di un patriota.

E anche lo spettacolo, a suo modo, è uno spettacolo “patriottico”.

Volevo far diventare teatro la vita di un personaggio che si getta nell’impresa grandiosa, fino a morirne.

Ho voluto narrare questa grande storia come un thriller industriale o una spy story, usando però uno stile da “showman“, facendo di questa tragedia moderna, paradigma della vita civile di un paese chiamato Italia.

All’interno dello spettacolo ci sono delle vicende mai raccontate, c’è un’importante intervista inedita ad un personaggio molto vicino a Mattei, e soprattutto, ci sono gli atti e le conclusioni del Tribunale di Pavia, riguardanti l’ultimo processo sul “caso Mattei”, e i legami tra la morte di Mattei e quella di Pier Paolo Pasolini.

Giorgio Felicetti

 

 

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Enrico Mattei, fondatore dell’ENI – resoconto e video del convegno

L’incontro-dibattito dedicato a Enrico Mattei si è aperto con il saluto telefonico dell’ing. Franco Francescato, rappresentante dell’Associazione Pionieri e Veterani ENI nonché coordinatore del Comitato Promotore per il 50° Anniversario della scomparsa di Enrico  Mattei. 

L’ing. Francescato ha ricordato l’importanza dell’opera di Enrico Mattei e le iniziative che l’Associazione Pionieri e Veterani ENI metterà in campo quest’anno per ricordarlo e per trasmettere l’esempio del suo straordinario impegno alle giovani generazioni, anche quelle che lavorano in ENI, che purtroppo conoscono poco la storia di Mattei e il contributo da lui dato allo sviluppo dell’Italia.

L’ing. Francescato, dopo essersi espresso contrariamente allo scorporo di SNAM da ENI voluto dall’attuale governo, si è congratulato per l’iniziativa, auspicando future collaborazioni con l’Associazione Pionieri e Veterani ENI, soprattutto in un anno così importante come il 2012, cinquantesimo anniversario della tragica scomparsa di Mattei.

A seguire, ha preso la parola il dott. Stefano Vernole, redattore di “Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici.

Facendo ampio ricorso ai documenti ufficiali delle ambasciate inglesi e del Governo di Sua Maestà riportati da Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella nel loro libro “Il golpe inglese”, il dott. Vernole ha messo in evidenza la minaccia che Mattei rappresentava per gli interessi britannici e come l’Inghilterra, per tutelarli, sia ricorsa a tutti i mezzi a sua disposizione, compresa l’azione dei suoi servizi segreti. La minaccia più sentita da Gran Bretagna e Stati Uniti era costituita dai rapporti petroliferi e diplomatici che Mattei andò intrecciando con l’URSS e con la Cina maoista, spostando gradualmente l’Italia su posizioni neutraliste sempre più distanti dalla NATO, una deriva assolutamente intollerabile dal punto di vista anglo-statunitense.

Il dott. Vernole ha concluso il suo intervento evidenziando il persistere nel tempo dell’ostilità anglo-statunitense nei confronti dell’ENI, come dimostrano, tra gli altri, i messaggi confidenziali del 2008,  recentemente rivelati da Wikileaks, dell’allora ambasciatore USA in Italia Ronald Spogli. Da questi emerge la contrarietà dell’amministrazione statunitense per i rapporti preferenziali coltivati con la Russia di Putin, che hanno permesso alla Gazprom di penetrare in Africa attraverso gli accordi dell’ENI con la Libia di Gheddafi e l’Algeria.

Pur essendo l’ENI di oggi lontano anni luce dal quel “Cane a sei zampe” sputafiamme, capace di sfidare le “Sette Sorelle” sotto l’audace guida del suo fondatore, essa continua a rappresentare una spina nel fianco per gli interessi anglo-statunitensi ogniqualvolta guarda a Est e a Sud in modo autonomo e conforme agli interessi nazionali.

 A seguito dell’intervento del dott. Vernole, è stato proiettato un estratto video dello spettacolo teatrale dell’autore e attore Giorgio Felicetti “Mattei. Petrolio e fango”.  Nell’introduzione all’incontro, i promotori avevano spiegato come nelle intenzioni originarie dell’associazione ci fosse quella di patrocinare l’allestimento dello spettacolo in questione presso un teatro cittadino ma, non avendo trovato la disponibilità in tal senso da parte di nessuno degli interlocutori interpellati, l’associazione si era decisa a organizzare comunque un’iniziativa per ricordare degnamente la figura di Enrico Mattei.

Particolarmente significativi sono i passaggi della rappresentazione teatrale che ricostruiscono magistralmente gli anni seguenti alla fine della seconda guerra mondiale, durante i quali Mattei, contro tutti e tutto – i poteri forti internazionali come USA e Gran Bretagna e i poteri forti interni come Enrico Cuccia e le “sacre” famiglie del capitalismo italiano – ha caparbiamente operato per risollevare le sorti dell’AGIP e poi edificare con l’ENI la più grande azienda italiana, impegnata per lo sviluppo dell’Italia, del Vicino Oriente e del Nord Africa, dando vita a una forma di capitalismo compatibile con la solidarietà e l’anticolonialismo. Un video promozionale dello spettacolo di Giorgio Felicetti è consultabile su youtube.

Stante l’assenza dell’ultimo minuto del professor Nico Perrone, trattenuto a Bari da un forte attacco influenzale, è quindi intervenuto Claudio Moffa, docente presso l’Università di Teramo e direttore del “Master Enrico Mattei”. Il lungo e denso intervento del prof. Moffa, il quale ha toccato diversi aspetti della vita e dell’opera di Mattei, e il successivo botta e risposta con il pubblico sono disponibili integralmente sul canale video dell’associazione Eur-eka.


BOLOGNA 17 MARZO: IL CONVEGNO SU ENRICO MATTEI DI EUR-EKA, UN SUCCESSO

BOLOGNA 17 MARZO: IL CONVEGNO SU ENRICO MATTEI DI EUR-EKA, UN SUCCESSO
di 
Claudio Moffa 

Se si fosse abbassata la testa, sarebbe stato un ritorno al passato, quando bastava – appena qualche anno fa – che qualcuno di estrema destra (foibe, convegno nelle Marche promosso da un gruppo di area PRC, proibito per l'”indignazione” di un esponente locale di AN) o quasi sempre di estre
ma sinistra protestasse perché le autorità di polizia e le prefetture vietassero l’iniziativa contestata, anziché opporre un saldo muro difensivo contro le proteste dei facinorosi. Invece a Bologna, come già a Reggio Emilia lo scorso anno e altrove, le minacce dei soliti, cosiddetti “antifascisti”, non hanno impedito lo svolgimento del convegno promosso dall’Associazione Eur-Eka su Enrico Mattei a 50 anni dalla sua morte, l’attentato di Bascapé del 27 ottobre 1962. 

E’ andato tutto bene: una cinquantina di persone di diversa estrazione politica a seguire i filmati e gli interventi, nessuna contestazione nemmeno tra le domande a fine relazione (anzi). Unico vero difetto – oltre all’assenza del collega e amico Nico Perrone, costretto a letto dalla febbre – il powerpoint che non ha funzionato, e a cui cerco adesso di supplire ricaricando qui in prima schermata, i documenti sul “fattore Israele” nella vicenda e nella morte di Mattei. 

“Ultima di Moffa”? come titola oggi Repubblica.it in prima schermata, a sintesi un po’ forzata del mio intervento? Ma no, i documenti e le carte su cui ho argomentato per sostenere, come ho detto esplcitamente, l’ipotesi Mossad per la morte di Mattei, e la centralità comunque del conflitto arabo-israeliano nella vicenda entusiasmante del fondatore dell’ENI, risalgono addirittura a un convegno del Master Enrico Mattei anno 2006, e sono stati pubblicati sia su Eurasia sia su un libro, Enrico Mattei, il coraggio e la Storia, presentato all’ISIAO di Roma (partecipanti tra gli altri Giulio Andreotti e l’ambasciatore Antonio Napolitano) nel dicembre 2007. 

Perché l’errore di Repubblica.it? A parte la solita maliziosità di appiopparmi il titolo di “negazionista” come se io avessi passato e passassi la mia vita professionale a occuparmi solo e sempre della Shoah, la svista è un fatto normale: perché il problema del silenzio attorno al mio libro e ai miei saggi – segnalati a suo tempo alle pagine culturali del Corriere della sera e de la Stampa, quotidiani cui peraltro avevo sia pure occasionalmente collaborato – rientra nel grande fenomeno dell’occultamento della Storia. Sic. Non perché ne ho scritto io, ovviamente, me perché quando si parla di determinati Poteri forti, che si tratti di Israele e di sionismo, o di Banche, o di certi attentati terroristici, la censura cala inesorabile, e tutti fanno finta di non vedere. E chi avendo “visto”, ne parla, diventa subito o “negazionista” o “complottista”, confuso col vero ciarpame neonazista (che è altra cosa della lettura storica del nazismo) e con il vero complottismo maniacale. Eppure carta canta, i documenti dell’archivio dell’ENI di Pomezia sono oggettivamente importanti. Eccoli qui sotto, nel Re-Post, assieme a un mio articolo sull’occultamento appunto della storia che risale all’attentato di Oslo.

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Qui di seguito riportiamo la lettera inviata ieri, domenica 18 Marzo, alla “Repubblica di Bologna”:

Richiesta di rettifica‏

 

Bologna, lì 18 Marzo 2012

  Alla c.a. attenzione Dott. Giovanni Egidio, capo redazione  Repubblica Bologna

Alla c.a. attenzione Dott.ssa  Caterina Giusberti

  

 

 OGGETTO: Esercizio del diritto di rettifica secondo l’articolo 8/47/1948 e dagli artt. 42- 43/416/1981.

 

Con riferimento all’articolo apparso sul sito della Repubblica Bologna il 17 Marzo 2012, (http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/03/17/news/caso_mattei_l_ultima_di_moffa_l_hanno_ucciso_gli_israeliani-31733356/) a firma di Caterina Giusberti, dal titolo: “Caso Mattei, l’ultima di Moffa. – L’hanno ucciso gli israeliani -”, teniamo a precisare, in riferimento all’affermazione della Giusberti “organizzato dall’associazione di destra Eur-eka”, che l’Associazione Eur-eka non è un’associazione “etichettabile” come di destra, non essendosi mai definita tale ed avendo sempre avuto un approccio dialogativo con tutte le realtà culturali, cittadine e non, tant’è che tra i suoi ospiti ha avuto il piacere di accogliere quali relatori, solo per citarne alcuni,  il professor Giorgio Gattei, collaboratore della Rivista comunista “Contropiano”, il filosofo Diego Fusaro, autore del libro “Ripensare Marx”,  il militante eco-pacifista Antonio Mazzeo, il regista Thomas Fazi, il fondatore dell’UCOII Hamza Piccardo, l’anarchico Joe Fallisi, il professor Piero Pieri, autore di “Les nouveaux anarchistes”, il professore Aldo Giannuli vicino ad “Essere Comunisti”, affrontando tematiche che vanno dall’attualità del pensiero di Karl Marx, all’islamofobia, all’imperialismo occidentale, all’ecologia ai problemi del mondo scolastico ed universitario, la maggior parte degli incontri essendosi svolti al centro sociale Giorgio Costa, alcuni dei quali in collaborazione con le associazioni “Civico 32” e “Faremondo”.

Di tutto questo chiediamo venga data diffusione in testa di pagina e collocato nella stessa pagina del giornale on-line che ha riportato la notizia in base a quanto stabilito dall’articolo 8 della legge sulla stampa n. 47 del 1948 e dagli artt. 42 e 43 della legge 416 del 1981 e nei termini di legge previsti dagli stessi.

 

Distinti saluti,


Associazione Eur-eka

Eur-eka Associazione, Cultura politica e socialità a Bologna

Enrico Mattei fondatore dell’ENI – Sabato 17 Marzo a Bologna‏

23 febbraio 2012 2 commenti


NOTA DI PRESENTAZIONE

Enrico Mattei nasce nel 1906 ad Acqualagna, un povero paese delle Marche, da Angela Galvani e da Antonio, brigadiere dei Carabinieri.

Inizia a lavorare giovanissimo e a vent’anni è già direttore di una conceria locale. Alla chiusura della fabbrica, Mattei contro la volontà del padre decide di trasferirsi a Milano, dove, dopo pochi anni di lavoro quale rappresentante di commercio, decide di aprire la sua prima azienda, un piccolo laboratorio di olii emulsionanti.

Nel 1936 si sposa con Greta Paulas, ballerina viennese, e inizia a frequentare gli esponenti dell’antifascismo milanese. Durante la guerra ha modo di diplomarsi come ragioniere, le sue doti organizzative più che militari lo portano a diventare uno degli esponenti di spicco della Resistenza animata dalla Democrazia Cristiana, superando la diffidenza per la sua antica adesione al fascismo.

Finita la guerra, Mattei, industriale affermato, titolare dell’Industria Chimica Lombarda Grassi e Saponi, viene nominato “commissario straordinario” dell’AGIP, l’Azienda Generale Italiana Petroli fondata da Mussolini nel 1926, divenendone di lì a poco vicepresidente.

Grazie ai consigli del suo predecessore, il “repubblichino” Carlo Zanmatti col quale aveva mantenuto i contatti, e alla scoperta del giacimento petrolifero di Caviaga, Mattei riesce a fermare la liquidazione dell’AGIP. La battaglia fra i liberali, fautori dello smantellamento e/o della privatizzazione dell’ente, e i cosiddetti “statalisti” è comunque molto accesa: rimarrà famoso il discorso con il quale, il 26 Ottobre 1949, il deputato Enrico Mattei di fronte ai colleghi della Camera si erge “contro l’arrembaggio al metano e al petrolio” da parte di privati e stranieri.

Con l’approvazione, il 21 Gennaio 1953, della legge istitutiva dell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) Mattei, che fin da subito ne è il presidente, inizia un’intensa attività all’estero volta ad instaurare legami con i Paesi produttori di petrolio, Unione Sovietica compresa.

In un contesto internazionale in cui le famigerate “Sette Sorelle”, le principali società petrolifere mondiali di cui cinque statunitensi, una inglese e una anglo-olandese, detenevano oltre il 90% delle riserve accertate fuori dagli Stati Uniti, Mattei riesce a stringere una lunga serie di accordi economici e commerciali sulla base della formula, da lui inventata, della divisione a metà degli utili (“fifty-fifty”), arrivando nel caso dell’Iran, nel 1957, a riconoscere il 75% sullo sfruttamento di alcuni giacimenti. Rendere i Paesi amici partecipi, inoltre, della determinazione dei volumi di produzione e dei prezzi di vendita rappresenta una vera e propria sfida lanciata alle “Sette Sorellee al governo USA che ne era il tutore politico e militare.

Il 27 Ottobre 1962, in piena “crisi dei missili sovietici a Cuba”, con il presidente Kennedy impegnato a valutare una possibile ritorsione armata, Enrico Mattei è in Sicilia, a Gagliano Castelferrato in provincia di Enna, per celebrare con la popolazione locale la scoperta di un giacimento di metano.

Alla fine della giornata, egli decolla da Catania con il suo aereo privato, un “Morane Saulnier 760” guidato dal pilota Irnerio Bertuzzi, insieme al giornalista William McHale. I tre uomini non arriveranno mai a destinazione poiché, poco prima dell’atterraggio previsto a Linate, l’aereo precipita schiantandosi in un campo nei pressi di Bascapé.

Un altro protagonista della politica euromediterranea dell’Italia del dopoguerra, Amintore Fanfani, ebbe a dire nel 1986 che forse “l’abbattimento” dell’aereo di Mattei è stato il primo gesto terroristico di una piaga che ha perseguitato per lungo tempo il nostro Paese. Certamente, quale che sia stata l’esatta dinamica dei fatti, ancora oggi discussa, “una pesante minaccia  alla stabilità economica e politica dell’Italia” – come un documento dell’intelligence USA dell’epoca descriveva il potere d’influenza esercitato da Mattei – era cessata.

Oggi che l’ENI è una società per azioni quotata in borsa, con quasi 80.000 dipendenti dei quali più di metà all’estero e operativa in 79 Paesi nei cinque continenti, ma ormai in mano privata per circa il 70% del suo capitale sociale – salva un’ulteriore ondata privatizzatrice che l’esecutivo Monti non nasconde di auspicare – vogliamo chiederci quale sia l’eredità lasciata da un uomo visionario che ha contribuito in maniera decisiva a trasformare una nazione sconfitta e ancora prevalentemente contadina in un Paese avanzato con una forte industria energetica.

”I tesori non sono i quintali di monete d’oro, ma le risorse che possono essere messe a disposizione del lavoro umano”.

Con queste parole, Enrico Mattei salutava la festante folla di Gagliano poche ore prima della sua tragica scomparsa.

 

I RELATORI

Claudio Moffa è professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, dove insegna “Storia e Istituzioni dei Paesi dell’Africa e dell’Asia” e “Diritto e Istituzioni dell’Africa e dell’Asia”.

Come docente, oltre alla normale attività didattica presso l’Università di Teramo, ha svolto corsi di specializzazione presso Istituti vari – fra cui la SIOI di Roma – e fondato e diretto il Master “Enrico Mattei” in Vicino e Medio Oriente.

Ha inoltre scritto numerosi saggi su riviste specialistiche internazionali e italiane quali Politique AfricaineLe monde diplomatiqueLimesStudi PiacentiniPolitica InternazionaleAfricaAfricana,Estudia AfricanaRivista di Storia contemporaneaGianoMarxismo oggiIl Calendario del Popoloed EurasiaQuaderni internazionali (1987-1990) e La lente di Marx (1994-1997) sono invece le due riviste da lui stesso fondate e dirette.

E’ studioso di Enrico Mattei, sulla cui vicenda ha condotto ricerche preso l’Archivio ENI di Pomezia trovandovi importanti documenti che costringono a rivedere la storia e la fine del Presidente dell’ENI, e organizzato due convegni, “Enrico Mattei, il coraggio e la Storia” nel 2006 e “La straordinaria vicenda Mattei fra oblio e occultamento” nel 2008.

 

Nico Perrone è un saggista, storico, giornalista e docente universitario italiano. È autore di libri e saggi più brevi, apparsi in Italia, Danimarca e Stati Uniti d’America. Ha pubblicato inoltre un migliaio di editoriali e articoli su quotidiani e settimanali.

E’ professore di “Storia dell’America” e “Storia Contemporanea” presso l’Università di Bari (dal 1977).

Nel 1961 viene assunto all’ENI per studiare le normative straniere del lavoro. Il presidente, Enrico Mattei, lo designa quindi quale esperto nel gabinetto del Ministro per la Riforma della Pubblica Amministrazione Giuseppe Medici e membro di commissioni interministeriali di studio (1962-63).

Collaboratore della RAI dal 1982 al 2006, per RadioRai2 ha tenuto venti trasmissioni del programma Alle 8 della sera (24 aprile – 19 maggio 2006), dedicate a “Enrico Mattei stratega del petrolio” (link: http://www.radio.rai.it/radio2/alleotto/mattei/).

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Alcune indicazioni per raggiungere la sala:

1)Per chi viene in automobile, si può parcheggiare in:

● in Via Codivilla, a 1 minuto dalla sala, nelle strisce e blu, a tariffa 1,00 euro/ora, con pagamento presso i parcometri presenti nella strada.

● al Parcheggio Ex-Staveco, in Viale Panzacchi 10, a 5 minuti dalla sala, a tariffa di 2 euro/ora.

2)Per chi viene dalla stazione centrale dei treni:

si può prendere indifferentemente, a pochi metri dalla stazione, : il bus numero 33 (circolare esterna sinistra), o il bus numero 32 (circolare esterna destra), e scendere, in entrambi i casi, alla fermata “Porta San Mamolo”.

Prendere poi via San Mamolo fino alla sala al numero civico, 24 (5 minuti).

(Piantina delle linee degli autobus di Bologna)

Prendere poi via San Mamolo fino alla sala al numero civico, 24 (5 minuti).