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L’Italia in guerra. Al comando degli USA e della NATO

3 ottobre 2014 Commenti disabilitati

 
 

Sabato 25 Ottobre alle ore 17:00

 

presso la Libreria Ubik Irnerio

Via Irnerio, 27

BOLOGNA

Ingresso libero

 

 

L’Italia in guerra. Al comando degli USA e della NATO

 

presentazione di:

Italia USA e Getta.

I nostri mari: discarica americana per ordigni nucleari

di Gianni Lannes

Senza titolo1

http://www.ariannaeditrice.it//vetrina.php?id_macrolibrarsi=80221

e

La Globalizzazione della NATO.

Guerre imperialiste e globalizzazioni armate

di Mahdi Darius Nazemroaya

Senza titolo

http://www.ariannaeditrice.it/vetrina.php?id_macrolibrarsi=73834

 

con Gianni Lannes (giornalista e fotografo freelance)

e Alessandro Iacobellis (esperto di politica internazionale e traduttore de La Globalizzazione della NATO)

modera Federico Roberti, curatore del blog byebyeunclesam

introduce Eduardo Zarelli, Arianna editrice

 

 

 

per info: redazione@ariannaeditrice.it

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“LA RESURREZIONE DEGLI ARABI”. IL VERO VOLTO DELLE PRIMAVERE ARABE: evento a Bologna

12 maggio 2014 Commenti disabilitati

“LA RESURREZIONE DEGLI ARABI”. IL VERO VOLTO DELLE PRIMAVERE ARABE

SABATO 17 MAGGIO ORE 17.30 a Bologna, in VIA SILVIO PELLICO 4/B

Analisi geopolitica ed approfondimento della situazione attuale mediorientale.

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Interverranno:

  •  Alessandro Iacobellis, esperto in geopolitica ed autore dell’introduzione del libro “La resurrezione degli arabi” di Michel Aflaq – Anteo Edizioni

 

  • Alì Reza Jalali, esperto in relazioni internazionali ed autore del libro “Giustizia e Spiritualità. Il pensiero politico di Mahmoud Ahmadinejad” – Anteo Edizioni

 

  • Manuel Zanarini, gruppo culturale “Virtute e Canoscenza

 

La conferenza si svolgerà presso l’ “Osteria del Borgo”, in via Silvio Pellico 4/B

L’evento è organizzato dal gruppo culturale “Virtute e Canoscenza

Link: http://alirezajalali.altervista.org/blog/la-resurrezione-degli-arabi-il-vero-volto-delle-primavere-arabe-evento-a-bologna/

Resoconto e video dell’incontro con Alain De Benoist

In una Sala Biasin strapiena, con oltre 100 persone presenti, il filosofo e saggista francese Alain De Benoist ha presentato in Italia il suo ultimo libro: Sull’orlo del baratro, dedicato alla grande crisi economico-finanziaria oggi più virulenta che mai.

Dopo la facile ed amara previsione enunciata nel dicembre 2009 durante il seminario di “Eurasia” tenutosi a Modena in occasione del ventennale della caduta del Muro di Berlino, per cui la crisi del capitalismo era di natura strutturale e non congiunturale, si è tentato nell’incontro sassolese di definire alcuni concetti attorno ai quali tentare di ripartire.

Sono sei, in particolare, i punti cardine che emergono nell’ultimo libro di De Benoist: 1) Le definizioni di “limite” (collegato a quello della finitezza delle risorse disponibili) e di “bene comune” (equa distribuzione delle ricchezze) per affrontare la crisi; 2) Il mondo multipolare, attraverso la creazione di grandi aree sovranazionali legate da vincoli federali; 3) Il completo dominio dei mercati finanziari sull’economia e sulla politica impone il ritorno della sovranità degli Stati (aggregati in grandi spazi geopolitici;) 4) La sostituzione del dollaro come moneta di riferimento internazionale proposta dalla Cina, che insieme agli altri paesi del BRICS vuole creare una nuova banca mondiale per guidare lo sviluppo; la trasformazione dell’euro in moneta di riserva europea; 5) I costi sociali dell’immigrazione e la sua funzionalità al capitalismo, per cui non si possono combattere i guasti dell’una senza affrontare la questione economica; 6) La riforma dello Stato sociale attraverso la creazione di un reddito di cittadinanza.

Ma il pezzo forte del libro di Alain De Benoist, come ricordato dal dr. Michele Franceschelli di “Eureka” nell’introduzione, lo troviamo nella postfazione, dove viene designato il “nemico principale”: a) Il mercato sul piano economico; b) Il liberalismo sul piano politico; c) L’individualismo sul piano filosofico; d) La borghesia sul piano sociale; e) Gli Stati Uniti sul piano geopolitico.

Nella sua lunga relazione il filosofo francese ha rimarcato come la crisi provenga proprio dagli Stati Uniti (il cui debito è il 240% del PIL) e sia stata all’inizio decisamente sottovalutata.

Le cause profonde dell’indebitamento, funzionale solo alla speculazione, vanno ricercate nell’azione sconsiderata delle banche private che hanno poi costretto i poteri pubblici a soccorrerle (800 miliardi di dollari spesi solo negli USA).

La deregolamentazione dei mercati finanziari (che hanno un assoluto controllo sulla politica) è stata provocata dall’abolizione delle tariffe doganali e delle barriere comunitarie.

La conseguenza è stata la moltiplicazione delle delocalizzazioni, la fuga di capitali, l’aumento della disoccupazione e della sperequazione sociale.

In tutti i Paesi europei, per affrontare la crisi, si sta seguendo lo stesso schema: piani di austerità, aumento delle imposte, tagli allo Stato sociale per salvare la finanza mondiale dal suo crollo; due sono allora le vie d’uscita da questa situazione insostenibile sul lungo periodo: una rivolta generalizzata o l’inesigibilità del debito.

In Grecia, dove il debito è il 160% del PIL, in cambio degli aiuti sono state richieste nuove privatizzazioni e un’ulteriore compressione dei salari, al punto che il potere d’acquisto dei lavoratori è calato del 40%.

In realtà non si fa che rinviare le scadenze del fallimento, perché non si vogliono eliminare le cause strutturali che hanno determinato la crisi: alla Grecia non resta che l’uscita dall’euro o un impoverimento generalizzato della propria popolazione.

L’attuale crisi geopolitica globale, invece, dopo le recenti tensioni in Libia, in Siria ed in Iran, rischia di condurre ad una nuova guerra mondiale, data l’indisponibilità degli Stati Uniti a rinunciare alla propria leadership mondiale, così come richiesto dalle nuove potenze emergenti Cina, Russia, Brasile, India e Sudafrica, che si battono per il multipolarismo.

*Di Stefano Vernole, redattore di “Eurasia” – Rivista di Studi Geopolitici

PRIMA PARTE

 

SECONDA PARTE

BOLOGNA 17 MARZO: IL CONVEGNO SU ENRICO MATTEI DI EUR-EKA, UN SUCCESSO

BOLOGNA 17 MARZO: IL CONVEGNO SU ENRICO MATTEI DI EUR-EKA, UN SUCCESSO
di 
Claudio Moffa 

Se si fosse abbassata la testa, sarebbe stato un ritorno al passato, quando bastava – appena qualche anno fa – che qualcuno di estrema destra (foibe, convegno nelle Marche promosso da un gruppo di area PRC, proibito per l'”indignazione” di un esponente locale di AN) o quasi sempre di estre
ma sinistra protestasse perché le autorità di polizia e le prefetture vietassero l’iniziativa contestata, anziché opporre un saldo muro difensivo contro le proteste dei facinorosi. Invece a Bologna, come già a Reggio Emilia lo scorso anno e altrove, le minacce dei soliti, cosiddetti “antifascisti”, non hanno impedito lo svolgimento del convegno promosso dall’Associazione Eur-Eka su Enrico Mattei a 50 anni dalla sua morte, l’attentato di Bascapé del 27 ottobre 1962. 

E’ andato tutto bene: una cinquantina di persone di diversa estrazione politica a seguire i filmati e gli interventi, nessuna contestazione nemmeno tra le domande a fine relazione (anzi). Unico vero difetto – oltre all’assenza del collega e amico Nico Perrone, costretto a letto dalla febbre – il powerpoint che non ha funzionato, e a cui cerco adesso di supplire ricaricando qui in prima schermata, i documenti sul “fattore Israele” nella vicenda e nella morte di Mattei. 

“Ultima di Moffa”? come titola oggi Repubblica.it in prima schermata, a sintesi un po’ forzata del mio intervento? Ma no, i documenti e le carte su cui ho argomentato per sostenere, come ho detto esplcitamente, l’ipotesi Mossad per la morte di Mattei, e la centralità comunque del conflitto arabo-israeliano nella vicenda entusiasmante del fondatore dell’ENI, risalgono addirittura a un convegno del Master Enrico Mattei anno 2006, e sono stati pubblicati sia su Eurasia sia su un libro, Enrico Mattei, il coraggio e la Storia, presentato all’ISIAO di Roma (partecipanti tra gli altri Giulio Andreotti e l’ambasciatore Antonio Napolitano) nel dicembre 2007. 

Perché l’errore di Repubblica.it? A parte la solita maliziosità di appiopparmi il titolo di “negazionista” come se io avessi passato e passassi la mia vita professionale a occuparmi solo e sempre della Shoah, la svista è un fatto normale: perché il problema del silenzio attorno al mio libro e ai miei saggi – segnalati a suo tempo alle pagine culturali del Corriere della sera e de la Stampa, quotidiani cui peraltro avevo sia pure occasionalmente collaborato – rientra nel grande fenomeno dell’occultamento della Storia. Sic. Non perché ne ho scritto io, ovviamente, me perché quando si parla di determinati Poteri forti, che si tratti di Israele e di sionismo, o di Banche, o di certi attentati terroristici, la censura cala inesorabile, e tutti fanno finta di non vedere. E chi avendo “visto”, ne parla, diventa subito o “negazionista” o “complottista”, confuso col vero ciarpame neonazista (che è altra cosa della lettura storica del nazismo) e con il vero complottismo maniacale. Eppure carta canta, i documenti dell’archivio dell’ENI di Pomezia sono oggettivamente importanti. Eccoli qui sotto, nel Re-Post, assieme a un mio articolo sull’occultamento appunto della storia che risale all’attentato di Oslo.

****

Qui di seguito riportiamo la lettera inviata ieri, domenica 18 Marzo, alla “Repubblica di Bologna”:

Richiesta di rettifica‏

 

Bologna, lì 18 Marzo 2012

  Alla c.a. attenzione Dott. Giovanni Egidio, capo redazione  Repubblica Bologna

Alla c.a. attenzione Dott.ssa  Caterina Giusberti

  

 

 OGGETTO: Esercizio del diritto di rettifica secondo l’articolo 8/47/1948 e dagli artt. 42- 43/416/1981.

 

Con riferimento all’articolo apparso sul sito della Repubblica Bologna il 17 Marzo 2012, (http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/03/17/news/caso_mattei_l_ultima_di_moffa_l_hanno_ucciso_gli_israeliani-31733356/) a firma di Caterina Giusberti, dal titolo: “Caso Mattei, l’ultima di Moffa. – L’hanno ucciso gli israeliani -”, teniamo a precisare, in riferimento all’affermazione della Giusberti “organizzato dall’associazione di destra Eur-eka”, che l’Associazione Eur-eka non è un’associazione “etichettabile” come di destra, non essendosi mai definita tale ed avendo sempre avuto un approccio dialogativo con tutte le realtà culturali, cittadine e non, tant’è che tra i suoi ospiti ha avuto il piacere di accogliere quali relatori, solo per citarne alcuni,  il professor Giorgio Gattei, collaboratore della Rivista comunista “Contropiano”, il filosofo Diego Fusaro, autore del libro “Ripensare Marx”,  il militante eco-pacifista Antonio Mazzeo, il regista Thomas Fazi, il fondatore dell’UCOII Hamza Piccardo, l’anarchico Joe Fallisi, il professor Piero Pieri, autore di “Les nouveaux anarchistes”, il professore Aldo Giannuli vicino ad “Essere Comunisti”, affrontando tematiche che vanno dall’attualità del pensiero di Karl Marx, all’islamofobia, all’imperialismo occidentale, all’ecologia ai problemi del mondo scolastico ed universitario, la maggior parte degli incontri essendosi svolti al centro sociale Giorgio Costa, alcuni dei quali in collaborazione con le associazioni “Civico 32” e “Faremondo”.

Di tutto questo chiediamo venga data diffusione in testa di pagina e collocato nella stessa pagina del giornale on-line che ha riportato la notizia in base a quanto stabilito dall’articolo 8 della legge sulla stampa n. 47 del 1948 e dagli artt. 42 e 43 della legge 416 del 1981 e nei termini di legge previsti dagli stessi.

 

Distinti saluti,


Associazione Eur-eka

Eur-eka Associazione, Cultura politica e socialità a Bologna

Enrico Mattei fondatore dell’ENI – Sabato 17 Marzo a Bologna‏

23 febbraio 2012 2 commenti


NOTA DI PRESENTAZIONE

Enrico Mattei nasce nel 1906 ad Acqualagna, un povero paese delle Marche, da Angela Galvani e da Antonio, brigadiere dei Carabinieri.

Inizia a lavorare giovanissimo e a vent’anni è già direttore di una conceria locale. Alla chiusura della fabbrica, Mattei contro la volontà del padre decide di trasferirsi a Milano, dove, dopo pochi anni di lavoro quale rappresentante di commercio, decide di aprire la sua prima azienda, un piccolo laboratorio di olii emulsionanti.

Nel 1936 si sposa con Greta Paulas, ballerina viennese, e inizia a frequentare gli esponenti dell’antifascismo milanese. Durante la guerra ha modo di diplomarsi come ragioniere, le sue doti organizzative più che militari lo portano a diventare uno degli esponenti di spicco della Resistenza animata dalla Democrazia Cristiana, superando la diffidenza per la sua antica adesione al fascismo.

Finita la guerra, Mattei, industriale affermato, titolare dell’Industria Chimica Lombarda Grassi e Saponi, viene nominato “commissario straordinario” dell’AGIP, l’Azienda Generale Italiana Petroli fondata da Mussolini nel 1926, divenendone di lì a poco vicepresidente.

Grazie ai consigli del suo predecessore, il “repubblichino” Carlo Zanmatti col quale aveva mantenuto i contatti, e alla scoperta del giacimento petrolifero di Caviaga, Mattei riesce a fermare la liquidazione dell’AGIP. La battaglia fra i liberali, fautori dello smantellamento e/o della privatizzazione dell’ente, e i cosiddetti “statalisti” è comunque molto accesa: rimarrà famoso il discorso con il quale, il 26 Ottobre 1949, il deputato Enrico Mattei di fronte ai colleghi della Camera si erge “contro l’arrembaggio al metano e al petrolio” da parte di privati e stranieri.

Con l’approvazione, il 21 Gennaio 1953, della legge istitutiva dell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) Mattei, che fin da subito ne è il presidente, inizia un’intensa attività all’estero volta ad instaurare legami con i Paesi produttori di petrolio, Unione Sovietica compresa.

In un contesto internazionale in cui le famigerate “Sette Sorelle”, le principali società petrolifere mondiali di cui cinque statunitensi, una inglese e una anglo-olandese, detenevano oltre il 90% delle riserve accertate fuori dagli Stati Uniti, Mattei riesce a stringere una lunga serie di accordi economici e commerciali sulla base della formula, da lui inventata, della divisione a metà degli utili (“fifty-fifty”), arrivando nel caso dell’Iran, nel 1957, a riconoscere il 75% sullo sfruttamento di alcuni giacimenti. Rendere i Paesi amici partecipi, inoltre, della determinazione dei volumi di produzione e dei prezzi di vendita rappresenta una vera e propria sfida lanciata alle “Sette Sorellee al governo USA che ne era il tutore politico e militare.

Il 27 Ottobre 1962, in piena “crisi dei missili sovietici a Cuba”, con il presidente Kennedy impegnato a valutare una possibile ritorsione armata, Enrico Mattei è in Sicilia, a Gagliano Castelferrato in provincia di Enna, per celebrare con la popolazione locale la scoperta di un giacimento di metano.

Alla fine della giornata, egli decolla da Catania con il suo aereo privato, un “Morane Saulnier 760” guidato dal pilota Irnerio Bertuzzi, insieme al giornalista William McHale. I tre uomini non arriveranno mai a destinazione poiché, poco prima dell’atterraggio previsto a Linate, l’aereo precipita schiantandosi in un campo nei pressi di Bascapé.

Un altro protagonista della politica euromediterranea dell’Italia del dopoguerra, Amintore Fanfani, ebbe a dire nel 1986 che forse “l’abbattimento” dell’aereo di Mattei è stato il primo gesto terroristico di una piaga che ha perseguitato per lungo tempo il nostro Paese. Certamente, quale che sia stata l’esatta dinamica dei fatti, ancora oggi discussa, “una pesante minaccia  alla stabilità economica e politica dell’Italia” – come un documento dell’intelligence USA dell’epoca descriveva il potere d’influenza esercitato da Mattei – era cessata.

Oggi che l’ENI è una società per azioni quotata in borsa, con quasi 80.000 dipendenti dei quali più di metà all’estero e operativa in 79 Paesi nei cinque continenti, ma ormai in mano privata per circa il 70% del suo capitale sociale – salva un’ulteriore ondata privatizzatrice che l’esecutivo Monti non nasconde di auspicare – vogliamo chiederci quale sia l’eredità lasciata da un uomo visionario che ha contribuito in maniera decisiva a trasformare una nazione sconfitta e ancora prevalentemente contadina in un Paese avanzato con una forte industria energetica.

”I tesori non sono i quintali di monete d’oro, ma le risorse che possono essere messe a disposizione del lavoro umano”.

Con queste parole, Enrico Mattei salutava la festante folla di Gagliano poche ore prima della sua tragica scomparsa.

 

I RELATORI

Claudio Moffa è professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, dove insegna “Storia e Istituzioni dei Paesi dell’Africa e dell’Asia” e “Diritto e Istituzioni dell’Africa e dell’Asia”.

Come docente, oltre alla normale attività didattica presso l’Università di Teramo, ha svolto corsi di specializzazione presso Istituti vari – fra cui la SIOI di Roma – e fondato e diretto il Master “Enrico Mattei” in Vicino e Medio Oriente.

Ha inoltre scritto numerosi saggi su riviste specialistiche internazionali e italiane quali Politique AfricaineLe monde diplomatiqueLimesStudi PiacentiniPolitica InternazionaleAfricaAfricana,Estudia AfricanaRivista di Storia contemporaneaGianoMarxismo oggiIl Calendario del Popoloed EurasiaQuaderni internazionali (1987-1990) e La lente di Marx (1994-1997) sono invece le due riviste da lui stesso fondate e dirette.

E’ studioso di Enrico Mattei, sulla cui vicenda ha condotto ricerche preso l’Archivio ENI di Pomezia trovandovi importanti documenti che costringono a rivedere la storia e la fine del Presidente dell’ENI, e organizzato due convegni, “Enrico Mattei, il coraggio e la Storia” nel 2006 e “La straordinaria vicenda Mattei fra oblio e occultamento” nel 2008.

 

Nico Perrone è un saggista, storico, giornalista e docente universitario italiano. È autore di libri e saggi più brevi, apparsi in Italia, Danimarca e Stati Uniti d’America. Ha pubblicato inoltre un migliaio di editoriali e articoli su quotidiani e settimanali.

E’ professore di “Storia dell’America” e “Storia Contemporanea” presso l’Università di Bari (dal 1977).

Nel 1961 viene assunto all’ENI per studiare le normative straniere del lavoro. Il presidente, Enrico Mattei, lo designa quindi quale esperto nel gabinetto del Ministro per la Riforma della Pubblica Amministrazione Giuseppe Medici e membro di commissioni interministeriali di studio (1962-63).

Collaboratore della RAI dal 1982 al 2006, per RadioRai2 ha tenuto venti trasmissioni del programma Alle 8 della sera (24 aprile – 19 maggio 2006), dedicate a “Enrico Mattei stratega del petrolio” (link: http://www.radio.rai.it/radio2/alleotto/mattei/).

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Alcune indicazioni per raggiungere la sala:

1)Per chi viene in automobile, si può parcheggiare in:

● in Via Codivilla, a 1 minuto dalla sala, nelle strisce e blu, a tariffa 1,00 euro/ora, con pagamento presso i parcometri presenti nella strada.

● al Parcheggio Ex-Staveco, in Viale Panzacchi 10, a 5 minuti dalla sala, a tariffa di 2 euro/ora.

2)Per chi viene dalla stazione centrale dei treni:

si può prendere indifferentemente, a pochi metri dalla stazione, : il bus numero 33 (circolare esterna sinistra), o il bus numero 32 (circolare esterna destra), e scendere, in entrambi i casi, alla fermata “Porta San Mamolo”.

Prendere poi via San Mamolo fino alla sala al numero civico, 24 (5 minuti).

(Piantina delle linee degli autobus di Bologna)

Prendere poi via San Mamolo fino alla sala al numero civico, 24 (5 minuti).

 

Solidarietà alla Siria!

Segnaliamo questa  importante iniziativa che avrà luogo sabato 17 Dicembre, a Bologna.  


Solidarietà alla Siria!

La Repubblica Araba di Siria continua ad essere vittima di una cospirazione nella strategica area del Vicino Oriente, oggetto di un’aggressione che diventa di giorno in giorno sempre più dura e spietata.

La propaganda mediatica gioca un ruolo di primo piano in questo attacco, continuando a dipingerci una realtà falsificata e menzognera in cui la Siria, invece che vittima, diventa carnefice.

Purtroppo l’Italia, ha deciso a tutt’oggi di non dissociarsi da questo vile complotto contro la nazione siriana, rischiando irrimediabilmente di rovinare lo storico rapporto di amicizia e cooperazione che la unisce alla Siria e al suo popolo, da tutti considerato uno dei più civili, moderni e tolleranti dell’area.

E’ per questo che il Coordinamento Progetto Eurasia e il Comitato “Giù le mani dalla Sira!” impegnati, fin dal primo giorno della cospirazione a far emergere la verità e portare solidarietà al governo e al popolo siriano aggredito, ritengono più che mai necessario continuare a scendere in piazza per sensibilizzare i cittadini del nostro paese – anche attraverso le testimonianze dirette di siriani e italiani e con la presenza dell’ arcivescovo Hilarion Capucci– su quanto sta realmente accadendo in Siria, affinchè sia permesso di conoscere quello che i nostri media tengono costantemente celato e perchè possa emergere una compatta e forte opinione pubblica solidale con la Repubblica Araba di Siria e il popolo siriano.

E’ per questo che invitiamo tutti gli uomini liberi a partecipare al presidio che avrà luogo a Bologna, in Piazza Maggiore, sabato 17 Dicembre, dalle ore 15.00 alle ore 17.00.

Per informazioni:

Coordinamento Progetto EurasiaStato e Potenza – cpeurasia@gmail.com,

http://www.cpeurasia.eu/

Giù le mani dalla Siria! – Ufficio stampa: siria.info@gmail.com
Facebook: Syria – l’altra faccia della rivolta


Terzo appuntamento del programma autunnale 2011

L’associazione Eur-eka, cultura politica e socialità a Bologna, propone il  terzo e ultimo appuntamento del ciclo di incontri autunnale per mercoledì 23 novembre, con obiettivo sulla ricerca scientifica e le sue applicazioni pratiche.

“Il miracolo scippato: le occasioni sprecate della scienza italiana dagli anni ’60 a oggi”, ospiterà Marco Pivato, giovane autore dell’omonimo libro per i tipi di Donzelli editore, e Antonio Venier, esperto della crisi del sistema tecnico-industriale italiano a partire dagli anni ’90.