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Posts Tagged ‘NATO’

Importazione di popolazioni. L’esercito di riserva della globalizzazione e la destabilizzazione dell’Europa

16 novembre 2015 Commenti disabilitati

 

Sabato 28 novembre ore 16

 
 

IMPORTAZIONE DI POPOLAZIONI.

 

L’ESERCITO DI RISERVA DELLA GLOBALIZZAZIONE E 

 

LA DESTABILIZZAZIONE DELL’EUROPA

 

Locandina 28 novembre

 

Con l’intervento di

 

Enrico Galoppini, redattore del giornale in rete Il Discrimine (www.ildiscrimine.com)

 

e

 

Martina Carletti di ARS – Associazione riconquistare la sovranità.

 

Al centro sociale Giorgio Costa, via Azzo Gardino 48, Bologna.

 
 
 

***

La macchina del caos

Tre incontri per la critica del Nuovo Ordine Mondiale

 La macchina del caos lavora senza sosta creando i “fatti” secondo i propri principi e facendo, a suo modo, anche la nostra storia. Per definizione, il suo operare non può riconoscere limiti e confini visto che, come è stato ammesso da fonte interna autorevolissima, “the american homeland is the planet”. Sebbene in queste ultime settimane venga effettivamente contrastata sul teatro siriano dall’intervento della Russia di Putin, mantiene nel suo ventre oscuro copiose riserve velenifere e notevoli capacità metamorfiche che la rendono comunque temibilissima e nemica irredimibile di qualunque popolazione. Lo si vede, forse meglio che in passato, proprio in Europa, dove per l’affondamento di qualsiasi speranza di “risveglio politico globale” si serve senza scrupolo, fra le altre, dell’arma di distruzione chiamata “accoglienza dei migranti”.

In questa situazione l’Italia, che rimane a livello planetario uno dei massimi terreni di sperimentazione per la macchina del caos, potrebbe senza paradosso rivelarsi uno degli avamposti strategici decisivi nel quale, in un futuro nemmeno troppo lontano, si giocheranno le sorti dei processi di affrancamento dal doppio giogo dell’Unione Europea e della Nato.  

 

A cura del blog www.controinformazione.info in collaborazione con: www.faremondo.org, byebyeunclesam.wordpress.com

 

PROSSIMO INCONTRO: SABATO 12 DICEMBRE ORE 16 (al centro sociale Giorgio Costa, via Azzo Gardino 48, Bologna):

Per un’Italia sovrana e neutrale. Le prospettive del movimento per l’uscita dell’Italia dalla Nato. Con l’intervento di Vincenzo Brandi, portavoce del Comitato “No guerra No NATO”. (Il primo incontro IRAK LIBIA SIRIA YEMEN… E NON SOLO.ESPLOSIONI CONTROLLATE SULLA PELLE DEI POPOLI, si è svolto sabato 14 novembre. Con l’intervento di Marinella Correggia, giornalista e attivista contro la guerra da ultimo autrice di El presidente de la paz, saggio sulla politica estera di Hugo Chavez (edizioni Sankara).

La macchina del caos: Irak Libia Siria Yemen… e non solo. Esplosioni controllate sulla pelle dei popoli

La macchina del caos: Irak Libia Siria Yemen… e non solo. Esplosioni controllate sulla pelle dei popoli

Sabato 14 novembre dalle ore 16:00 alle ore 19:00
al Centro Sociale Giorgio Costa
Via Azzo Gardino 48, Bologna

 

Locandina 14 novembre

Con l’intervento di Marinella Correggia, giornalista e attivista contro la guerra, autrice di “El presidente de la paz”,

saggio sulla politica estera di Hugo Chavez (edizioni Sankara)

 

Primo di tre incontri per la critica del Nuovo Ordine Mondiale.
A cura di http://www.controinformazione.info/, in collaborazione con http://www.faremondo.org/ e https://byebyeunclesam.wordpress.com/

La macchina del caos lavora senza sosta creando i “fatti” secondo i propri principi e facendo, a suo modo, anche la nostra storia.
Per definizione, il suo operare non può riconoscere limiti e confini visto che, come è stato ammesso da fonte interna autorevolissima, “the american homeland is the planet”.
Sebbene in queste ultime settimane venga effettivamente contrastata sul teatro siriano dall’intervento della Russia di Putin, essa mantiene nel suo ventre oscuro copiose riserve velenifere e notevoli capacità metamorfiche che la rendono comunque temibilissima e nemica irredimibile di qualunque popolazione.
Lo si vede, forse meglio che in passato, proprio in Europa, dove per l’affondamento di qualsiasi speranza di “risveglio politico globale” si serve senza scrupolo, fra le altre, dell’arma di distruzione chiamata “accoglienza dei migranti”.
In questa situazione l’Italia, che rimane a livello planetario uno dei massimi terreni di sperimentazione per la macchina del caos, potrebbe senza paradosso rivelarsi uno degli avamposti strategici decisivi nel quale, in un futuro nemmeno troppo lontano, si giocheranno le sorti dei processi di affrancamento dal doppio giogo dell’Unione Europea e della NATO.

 

Prossimi incontri:

28 novembre 2015
Importazione di popolazioni.
L’esercito di riserva della globalizzazione e la destabilizzazione dell’Europa

12 dicembre 2015
Per un’Italia sovrana e neutrale.
Le prospettive del movimento per l’uscita dell’Italia dalla NATO

L’Italia in guerra. Al comando degli USA e della NATO

3 ottobre 2014 Commenti disabilitati

 
 

Sabato 25 Ottobre alle ore 17:00

 

presso la Libreria Ubik Irnerio

Via Irnerio, 27

BOLOGNA

Ingresso libero

 

 

L’Italia in guerra. Al comando degli USA e della NATO

 

presentazione di:

Italia USA e Getta.

I nostri mari: discarica americana per ordigni nucleari

di Gianni Lannes

Senza titolo1

http://www.ariannaeditrice.it//vetrina.php?id_macrolibrarsi=80221

e

La Globalizzazione della NATO.

Guerre imperialiste e globalizzazioni armate

di Mahdi Darius Nazemroaya

Senza titolo

http://www.ariannaeditrice.it/vetrina.php?id_macrolibrarsi=73834

 

con Gianni Lannes (giornalista e fotografo freelance)

e Alessandro Iacobellis (esperto di politica internazionale e traduttore de La Globalizzazione della NATO)

modera Federico Roberti, curatore del blog byebyeunclesam

introduce Eduardo Zarelli, Arianna editrice

 

 

 

per info: redazione@ariannaeditrice.it

Enrico Mattei, fondatore dell’ENI – resoconto e video del convegno

L’incontro-dibattito dedicato a Enrico Mattei si è aperto con il saluto telefonico dell’ing. Franco Francescato, rappresentante dell’Associazione Pionieri e Veterani ENI nonché coordinatore del Comitato Promotore per il 50° Anniversario della scomparsa di Enrico  Mattei. 

L’ing. Francescato ha ricordato l’importanza dell’opera di Enrico Mattei e le iniziative che l’Associazione Pionieri e Veterani ENI metterà in campo quest’anno per ricordarlo e per trasmettere l’esempio del suo straordinario impegno alle giovani generazioni, anche quelle che lavorano in ENI, che purtroppo conoscono poco la storia di Mattei e il contributo da lui dato allo sviluppo dell’Italia.

L’ing. Francescato, dopo essersi espresso contrariamente allo scorporo di SNAM da ENI voluto dall’attuale governo, si è congratulato per l’iniziativa, auspicando future collaborazioni con l’Associazione Pionieri e Veterani ENI, soprattutto in un anno così importante come il 2012, cinquantesimo anniversario della tragica scomparsa di Mattei.

A seguire, ha preso la parola il dott. Stefano Vernole, redattore di “Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici.

Facendo ampio ricorso ai documenti ufficiali delle ambasciate inglesi e del Governo di Sua Maestà riportati da Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella nel loro libro “Il golpe inglese”, il dott. Vernole ha messo in evidenza la minaccia che Mattei rappresentava per gli interessi britannici e come l’Inghilterra, per tutelarli, sia ricorsa a tutti i mezzi a sua disposizione, compresa l’azione dei suoi servizi segreti. La minaccia più sentita da Gran Bretagna e Stati Uniti era costituita dai rapporti petroliferi e diplomatici che Mattei andò intrecciando con l’URSS e con la Cina maoista, spostando gradualmente l’Italia su posizioni neutraliste sempre più distanti dalla NATO, una deriva assolutamente intollerabile dal punto di vista anglo-statunitense.

Il dott. Vernole ha concluso il suo intervento evidenziando il persistere nel tempo dell’ostilità anglo-statunitense nei confronti dell’ENI, come dimostrano, tra gli altri, i messaggi confidenziali del 2008,  recentemente rivelati da Wikileaks, dell’allora ambasciatore USA in Italia Ronald Spogli. Da questi emerge la contrarietà dell’amministrazione statunitense per i rapporti preferenziali coltivati con la Russia di Putin, che hanno permesso alla Gazprom di penetrare in Africa attraverso gli accordi dell’ENI con la Libia di Gheddafi e l’Algeria.

Pur essendo l’ENI di oggi lontano anni luce dal quel “Cane a sei zampe” sputafiamme, capace di sfidare le “Sette Sorelle” sotto l’audace guida del suo fondatore, essa continua a rappresentare una spina nel fianco per gli interessi anglo-statunitensi ogniqualvolta guarda a Est e a Sud in modo autonomo e conforme agli interessi nazionali.

 A seguito dell’intervento del dott. Vernole, è stato proiettato un estratto video dello spettacolo teatrale dell’autore e attore Giorgio Felicetti “Mattei. Petrolio e fango”.  Nell’introduzione all’incontro, i promotori avevano spiegato come nelle intenzioni originarie dell’associazione ci fosse quella di patrocinare l’allestimento dello spettacolo in questione presso un teatro cittadino ma, non avendo trovato la disponibilità in tal senso da parte di nessuno degli interlocutori interpellati, l’associazione si era decisa a organizzare comunque un’iniziativa per ricordare degnamente la figura di Enrico Mattei.

Particolarmente significativi sono i passaggi della rappresentazione teatrale che ricostruiscono magistralmente gli anni seguenti alla fine della seconda guerra mondiale, durante i quali Mattei, contro tutti e tutto – i poteri forti internazionali come USA e Gran Bretagna e i poteri forti interni come Enrico Cuccia e le “sacre” famiglie del capitalismo italiano – ha caparbiamente operato per risollevare le sorti dell’AGIP e poi edificare con l’ENI la più grande azienda italiana, impegnata per lo sviluppo dell’Italia, del Vicino Oriente e del Nord Africa, dando vita a una forma di capitalismo compatibile con la solidarietà e l’anticolonialismo. Un video promozionale dello spettacolo di Giorgio Felicetti è consultabile su youtube.

Stante l’assenza dell’ultimo minuto del professor Nico Perrone, trattenuto a Bari da un forte attacco influenzale, è quindi intervenuto Claudio Moffa, docente presso l’Università di Teramo e direttore del “Master Enrico Mattei”. Il lungo e denso intervento del prof. Moffa, il quale ha toccato diversi aspetti della vita e dell’opera di Mattei, e il successivo botta e risposta con il pubblico sono disponibili integralmente sul canale video dell’associazione Eur-eka.


Enrico Mattei fondatore dell’ENI – Sabato 17 Marzo a Bologna‏

23 febbraio 2012 2 commenti


NOTA DI PRESENTAZIONE

Enrico Mattei nasce nel 1906 ad Acqualagna, un povero paese delle Marche, da Angela Galvani e da Antonio, brigadiere dei Carabinieri.

Inizia a lavorare giovanissimo e a vent’anni è già direttore di una conceria locale. Alla chiusura della fabbrica, Mattei contro la volontà del padre decide di trasferirsi a Milano, dove, dopo pochi anni di lavoro quale rappresentante di commercio, decide di aprire la sua prima azienda, un piccolo laboratorio di olii emulsionanti.

Nel 1936 si sposa con Greta Paulas, ballerina viennese, e inizia a frequentare gli esponenti dell’antifascismo milanese. Durante la guerra ha modo di diplomarsi come ragioniere, le sue doti organizzative più che militari lo portano a diventare uno degli esponenti di spicco della Resistenza animata dalla Democrazia Cristiana, superando la diffidenza per la sua antica adesione al fascismo.

Finita la guerra, Mattei, industriale affermato, titolare dell’Industria Chimica Lombarda Grassi e Saponi, viene nominato “commissario straordinario” dell’AGIP, l’Azienda Generale Italiana Petroli fondata da Mussolini nel 1926, divenendone di lì a poco vicepresidente.

Grazie ai consigli del suo predecessore, il “repubblichino” Carlo Zanmatti col quale aveva mantenuto i contatti, e alla scoperta del giacimento petrolifero di Caviaga, Mattei riesce a fermare la liquidazione dell’AGIP. La battaglia fra i liberali, fautori dello smantellamento e/o della privatizzazione dell’ente, e i cosiddetti “statalisti” è comunque molto accesa: rimarrà famoso il discorso con il quale, il 26 Ottobre 1949, il deputato Enrico Mattei di fronte ai colleghi della Camera si erge “contro l’arrembaggio al metano e al petrolio” da parte di privati e stranieri.

Con l’approvazione, il 21 Gennaio 1953, della legge istitutiva dell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) Mattei, che fin da subito ne è il presidente, inizia un’intensa attività all’estero volta ad instaurare legami con i Paesi produttori di petrolio, Unione Sovietica compresa.

In un contesto internazionale in cui le famigerate “Sette Sorelle”, le principali società petrolifere mondiali di cui cinque statunitensi, una inglese e una anglo-olandese, detenevano oltre il 90% delle riserve accertate fuori dagli Stati Uniti, Mattei riesce a stringere una lunga serie di accordi economici e commerciali sulla base della formula, da lui inventata, della divisione a metà degli utili (“fifty-fifty”), arrivando nel caso dell’Iran, nel 1957, a riconoscere il 75% sullo sfruttamento di alcuni giacimenti. Rendere i Paesi amici partecipi, inoltre, della determinazione dei volumi di produzione e dei prezzi di vendita rappresenta una vera e propria sfida lanciata alle “Sette Sorellee al governo USA che ne era il tutore politico e militare.

Il 27 Ottobre 1962, in piena “crisi dei missili sovietici a Cuba”, con il presidente Kennedy impegnato a valutare una possibile ritorsione armata, Enrico Mattei è in Sicilia, a Gagliano Castelferrato in provincia di Enna, per celebrare con la popolazione locale la scoperta di un giacimento di metano.

Alla fine della giornata, egli decolla da Catania con il suo aereo privato, un “Morane Saulnier 760” guidato dal pilota Irnerio Bertuzzi, insieme al giornalista William McHale. I tre uomini non arriveranno mai a destinazione poiché, poco prima dell’atterraggio previsto a Linate, l’aereo precipita schiantandosi in un campo nei pressi di Bascapé.

Un altro protagonista della politica euromediterranea dell’Italia del dopoguerra, Amintore Fanfani, ebbe a dire nel 1986 che forse “l’abbattimento” dell’aereo di Mattei è stato il primo gesto terroristico di una piaga che ha perseguitato per lungo tempo il nostro Paese. Certamente, quale che sia stata l’esatta dinamica dei fatti, ancora oggi discussa, “una pesante minaccia  alla stabilità economica e politica dell’Italia” – come un documento dell’intelligence USA dell’epoca descriveva il potere d’influenza esercitato da Mattei – era cessata.

Oggi che l’ENI è una società per azioni quotata in borsa, con quasi 80.000 dipendenti dei quali più di metà all’estero e operativa in 79 Paesi nei cinque continenti, ma ormai in mano privata per circa il 70% del suo capitale sociale – salva un’ulteriore ondata privatizzatrice che l’esecutivo Monti non nasconde di auspicare – vogliamo chiederci quale sia l’eredità lasciata da un uomo visionario che ha contribuito in maniera decisiva a trasformare una nazione sconfitta e ancora prevalentemente contadina in un Paese avanzato con una forte industria energetica.

”I tesori non sono i quintali di monete d’oro, ma le risorse che possono essere messe a disposizione del lavoro umano”.

Con queste parole, Enrico Mattei salutava la festante folla di Gagliano poche ore prima della sua tragica scomparsa.

 

I RELATORI

Claudio Moffa è professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, dove insegna “Storia e Istituzioni dei Paesi dell’Africa e dell’Asia” e “Diritto e Istituzioni dell’Africa e dell’Asia”.

Come docente, oltre alla normale attività didattica presso l’Università di Teramo, ha svolto corsi di specializzazione presso Istituti vari – fra cui la SIOI di Roma – e fondato e diretto il Master “Enrico Mattei” in Vicino e Medio Oriente.

Ha inoltre scritto numerosi saggi su riviste specialistiche internazionali e italiane quali Politique AfricaineLe monde diplomatiqueLimesStudi PiacentiniPolitica InternazionaleAfricaAfricana,Estudia AfricanaRivista di Storia contemporaneaGianoMarxismo oggiIl Calendario del Popoloed EurasiaQuaderni internazionali (1987-1990) e La lente di Marx (1994-1997) sono invece le due riviste da lui stesso fondate e dirette.

E’ studioso di Enrico Mattei, sulla cui vicenda ha condotto ricerche preso l’Archivio ENI di Pomezia trovandovi importanti documenti che costringono a rivedere la storia e la fine del Presidente dell’ENI, e organizzato due convegni, “Enrico Mattei, il coraggio e la Storia” nel 2006 e “La straordinaria vicenda Mattei fra oblio e occultamento” nel 2008.

 

Nico Perrone è un saggista, storico, giornalista e docente universitario italiano. È autore di libri e saggi più brevi, apparsi in Italia, Danimarca e Stati Uniti d’America. Ha pubblicato inoltre un migliaio di editoriali e articoli su quotidiani e settimanali.

E’ professore di “Storia dell’America” e “Storia Contemporanea” presso l’Università di Bari (dal 1977).

Nel 1961 viene assunto all’ENI per studiare le normative straniere del lavoro. Il presidente, Enrico Mattei, lo designa quindi quale esperto nel gabinetto del Ministro per la Riforma della Pubblica Amministrazione Giuseppe Medici e membro di commissioni interministeriali di studio (1962-63).

Collaboratore della RAI dal 1982 al 2006, per RadioRai2 ha tenuto venti trasmissioni del programma Alle 8 della sera (24 aprile – 19 maggio 2006), dedicate a “Enrico Mattei stratega del petrolio” (link: http://www.radio.rai.it/radio2/alleotto/mattei/).

**********

Alcune indicazioni per raggiungere la sala:

1)Per chi viene in automobile, si può parcheggiare in:

● in Via Codivilla, a 1 minuto dalla sala, nelle strisce e blu, a tariffa 1,00 euro/ora, con pagamento presso i parcometri presenti nella strada.

● al Parcheggio Ex-Staveco, in Viale Panzacchi 10, a 5 minuti dalla sala, a tariffa di 2 euro/ora.

2)Per chi viene dalla stazione centrale dei treni:

si può prendere indifferentemente, a pochi metri dalla stazione, : il bus numero 33 (circolare esterna sinistra), o il bus numero 32 (circolare esterna destra), e scendere, in entrambi i casi, alla fermata “Porta San Mamolo”.

Prendere poi via San Mamolo fino alla sala al numero civico, 24 (5 minuti).

(Piantina delle linee degli autobus di Bologna)

Prendere poi via San Mamolo fino alla sala al numero civico, 24 (5 minuti).

 

Incontro con Antonio Mazzeo

4 novembre 2010 1 commento

Sicuramente pochi ricordano che l’idea-sogno del Ponte sullo stretto di Messina prese forma alla fine degli anni Novanta con i governi di centro-sinistra Prodi, D’Alema e Amato. Su richiesta del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), il 19 febbraio 1999 il presidente del Consiglio Massimo D’Alema firmava una delibera con cui si procedeva alla nomina di due cosiddetti advisor internazionali (associazioni di imprese fra cui il Parsons Transportation Group di cui diremo più avanti) per la valutazione degli aspetti finanziari ed ingegneristici dell’opera. Il costo dei due approfondimenti veniva a pesare sui conti pubblici per circa 7 miliardi delle vecchie lire, ma gli advisor certificarono la “fattibilità” del Ponte. Da allora ben poco è stato fatto dai decisori, politica e mondo industriale-finanziario, per condividere le ragioni di questa ed altri grandi opere progettate o già cantierizzate, piuttosto calate sulla testa delle comunità locali interessate e di una opinione pubblica mediamente molto distratta e pronta a recepire quasi soltanto facili input di carattere “ideologico”, come nel caso della questione energia nucleare.

Antonio Mazzeo, militante ecopacifista ed antimilitarista, durante gli ultimi anni ha scritto numerose inchieste sull’interesse suscitato dal Ponte sullo stretto di Messina in Cosa Nostra, ricostruendo pure i gravi conflitti d’interesse che hanno caratterizzato l’intero iter progettuale. Il suo ultimo libro, intitolato “I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina”, sulla base di una documentazione che privilegia le fonti giudiziarie anche se non definitive, fornisce una sistematizzazione di innumerevoli denunce e indagini sugli interessi affaristici e criminali che ruotano attorno alla costruzione del Ponte. L’avvio dei lavori per il quale è segnato da una beffa per i neolaureati dell’area dello Stretto, che non si erano mai illusi che con il Ponte avrebbero trovato stabile occupazione, ma certo non potevano immaginare che sarebbero stati scippati dell’unica infrastruttura creata in ambito locale a sostegno di attività imprenditoriali giovanili innovative. Un’intera palazzina posta nel Polo scientifico di Papardo dell’Università di Messina, nel cuore dell’Ateneo, realizzata con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse», destinata a fare da “Incubatore” di 46 aziende di giovani imprenditori e ricercatori universitari, sarà convertita nei “Nuovi Uffici Direzionali del Ponte”. Vi s’insedieranno la società concessionaria Eurolink, consorzio general contractor per la progettazione ed i lavori, ed il gruppo statunitense Parsons Transportation di cui sopra, impegnato nel “project management” dell’opera. A rendere più amaro il sapore della beffa, l’evidenza che nessuna delle società di costruzioni che compongono l’ATI per i lavori del Ponte ha sedi o filiali nell’area dello Stretto (alcune sono, anzi, straniere) e che sono tutte di antica formazione e nella titolarità di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale (famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo, società capofila Eurolink). Ancora più insostenibile, la concessione dei locali universitari al Parsons Transportation Group, colosso statunitense del settore ingegneristico, con sede in California e filiali in oltre 80 Paesi del mondo, una delle società chiave del complesso bellico-industriale statunitense. In Iraq sono stati affidati a Parsons contratti per svariati milioni di dollari per la ricostruzione di decine d’infrastrutture civili e militari, fra cui, per conto dell’US Air Force, la riabilitazione delle infrastrutture della base di Taji, una delle più importanti aree operative delle forze armate della coalizione alleata.

Verrebbe quasi da pensare, come sussura qualcuno, che il Ponte sullo stretto possa essere funzionale più alle esigenze delle numerose infrastrutture militari USA/NATO presenti in Sicilia, prima fra tutte la base aeronavale di Sigonella, tristemente tornata alla ribalta delle cronache per il recente grave caso di incidente sul lavoro occorso a Salvatore Maita, che ai reali bisogni della comunità locale e nazionale tutta, quali espressi nel proprio legittimo diritto di sovranità.

Sia chiaro comunque che non si tratta di sposare una visione secondo la quale qualsiasi opera, grande o piccola e privata o pubblica che sia, vada esorcizzata. Fra le altre cose, vorremmo invece contribuire ad una definizione dell’ecologia come possibilità praticabile e concreta, che contempla l’intervento meditato dell’uomo nell’ambiente in cui vive. A fronte di investimenti in opere pubbliche in forte caduta, circa il 20% nel quadriennio 2008-2011 secondo il Rapporto 2011 dell’istituto di ricerche Cresme. Con conseguenze in termini occupazionali facili da immaginare, tali da pensare ad una politica keynesiana alla rovescia realizzata in un periodo di profonda crisi economica.