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L’Italia in guerra. Al comando degli USA e della NATO

13 ottobre 2014 Commenti disabilitati

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L’Italia in guerra. Al comando degli USA e della NATO

3 ottobre 2014 Commenti disabilitati

 
 

Sabato 25 Ottobre alle ore 17:00

 

presso la Libreria Ubik Irnerio

Via Irnerio, 27

BOLOGNA

Ingresso libero

 

 

L’Italia in guerra. Al comando degli USA e della NATO

 

presentazione di:

Italia USA e Getta.

I nostri mari: discarica americana per ordigni nucleari

di Gianni Lannes

Senza titolo1

http://www.ariannaeditrice.it//vetrina.php?id_macrolibrarsi=80221

e

La Globalizzazione della NATO.

Guerre imperialiste e globalizzazioni armate

di Mahdi Darius Nazemroaya

Senza titolo

http://www.ariannaeditrice.it/vetrina.php?id_macrolibrarsi=73834

 

con Gianni Lannes (giornalista e fotografo freelance)

e Alessandro Iacobellis (esperto di politica internazionale e traduttore de La Globalizzazione della NATO)

modera Federico Roberti, curatore del blog byebyeunclesam

introduce Eduardo Zarelli, Arianna editrice

 

 

 

per info: redazione@ariannaeditrice.it

“MATTEI: PETROLIO E FANGO”, lo spettacolo di Giorgio Felicetti all’Arena del Sole di Bologna il 5-6-7 Dicembre

Arena del Sole

 

 

PETROLIO E FANGO

“Tutto è spaventosamente chiaro”. Pier Paolo Pasolini

Perché uno spettacolo su Enrico Mattei?

Il “grande corruttore incorruttibile”, il “grande capitano d’impresa”, il “grande pericolo per l’Occidente”, il “grande petroliere”, “l’italiano più grande dopo Giulio Cesare”.

C’è sempre il “grande”, vicino ad Enrico Mattei.

Mattei è probabilmente il personaggio del dopoguerra su cui si è scritto di più, una sterminata bibliografia, ancor più che su Aldo Moro.
C’è stato un bellissimo film di Francesco Rosi, una recente fiction RAI, decisamente brutta.

Ogni giorno, sui più svariati argomenti, viene fuori il nome di Enrico Mattei: si parla di geopolitica, della questione araba e del Maghreb in fiamme, è Mattei che prevede la necessaria emancipazione dei paesi africani, e per primo mette l’Italia al centro del Mediterraneo; si parla di crisi energetica, di forniture di gas, di energia alternativa, e lì il gioco è semplice, Mattei è stato l’energia italiana; si parla di scontro tra giustizia e potere: la sua vita e la sua morte sono al centro di questo conflitto; si parla di nuovo giornalismo, di editoria, di nuova architettura, di comunicazione, di arte figurativa, di marketing… e trovi Mattei. Tutto già previsto da quella strana specie di italiano che era Enrico Mattei.

Insomma, anche se spesso circondata da un alone di ostilità e mistero, l’eredità di quest’uomo è immensa.

Enrico Mattei a suo modo, tra luci accecanti ed ombre spaventose, è la figura di un patriota.

E anche lo spettacolo, a suo modo, è uno spettacolo “patriottico”.

Volevo far diventare teatro la vita di un personaggio che si getta nell’impresa grandiosa, fino a morirne.

Ho voluto narrare questa grande storia come un thriller industriale o una spy story, usando però uno stile da “showman“, facendo di questa tragedia moderna, paradigma della vita civile di un paese chiamato Italia.

All’interno dello spettacolo ci sono delle vicende mai raccontate, c’è un’importante intervista inedita ad un personaggio molto vicino a Mattei, e soprattutto, ci sono gli atti e le conclusioni del Tribunale di Pavia, riguardanti l’ultimo processo sul “caso Mattei”, e i legami tra la morte di Mattei e quella di Pier Paolo Pasolini.

Giorgio Felicetti

 

 

I professionisti della disinformazione

Il peggiore quotidiano d’Italia si appresta a celebrare la propria misera esistenza ospitando in pompa magna, fra gli altri, il capo dei camerieri dei banchieri (vedi La Repubblica sbarca a Bologna. Tutto esaurito per Mario Monti).

Ancora una volta Bologna è scelta quale sede per la diffusione del pensiero unico politicamente corretto, di ispirazione liberal-progressista.

A chi non si rassegna a questo stato di cose, è dedicato il seguente articolo che riporta uno dei tanti episodi di disinformazione attuati dalla testata giornalistica controllata da Carlo De Benedetti, e forse nemmeno uno dei più deplorevoli…

Il giornale nel mondo che ha scritto più balle su Fukushima? «La Repubblica»

Febbraio 21, 2012,  Leone Grotti

Non tutto quello che i grandi giornali mondiali ci hanno raccontato su Fukushima e il pericolo nucleare in Giappone pare essere vero. Jpquake.info ha riunito tutti i peggiori casi di giornalismo. Uno dei creatori del progetto rivela a Tempi.it: «Chi sono stati i peggiori in assoluto nel mondo? Quelli di Repubblica»

Giappone, 11 marzo, il terremoto, poi lo tsunami, l’allarme nucleare, la paura di una nuova Chernobyl, i reattori della centrale Fukushima I Daiichi pronti a esplodere, l’area di evacuazione, la nube tossica che arriva fino a Tokyo, i giornali di tutto il mondo che riportano la città che si svuota, la gente nel panico, le strade deserte, il caos. Ecco, è proprio sui reportage dei giornali che vale la pena soffermarsi perché, a quanto racconta “jpquake.info“, di castronerie ne sono state scritte a palate.

«Il progetto “jpquake.info” è nato in modo molto naturale. Dopo l’11 marzo sono circolate così tante storie contraddittorie e false, rispetto a quello che avveniva in Giappone, che alcune persone hanno deciso di raccoglierle. Io mi sono ritrovato impegnato a convincere amici e familiari che stavo bene, che in Giappone ero al sicuro. Così ho deciso di dare il mio contributo». Parla così a Tempi.it  Avery Morrow, insegnante americano di inglese che vive nel sud del Giappone, riguardo alla nascita del sito “jpquake.info”, che riunisce tutti i peggiori esempi di giornalismo per quanto riguarda il racconto dell’emergenza nucleare vissuta dal Giappone. Falsità, esagerazioni, invenzioni, manipolazioni: tutto pur di ingigantire e fomentare il terrore e il panico per un nuovo disastro atomico. E il premio come peggior giornale, indovinate chi l’ha vinto? La Repubblica.

Quali sono i principali errori che i giornali di tutto il mondo hanno fatto nel parlare di Fukushima?

Soprattutto nelle prime settimane, quotidiani americani ed europei hanno realizzato servizi intervistando qualunque straniero vivesse in Giappone, a caso, senza indagare chi fosse, l’importante era potersi mettere in contatto con qualcuno. Queste persone, quasi universalmente, hanno dato pessime informazioni. Qualunque standard di giornalismo si è dissolto.

Tra i giornali criticati ci sono anche due quotidiani italiani: il Corriere della Sera e la Repubblica. Che errori hanno fatto parlando di Fukushima?

Il peggior articolo scritto dal Corriere della Sera è un’intervista del 15 marzo a un ragazzo che consegna a domicilio le pizze e che ha fatto dichiarazioni ridicole su Tokyo, facilmente individuabili come balle. Ha detto: «La città è vuota, per le strade non c’è più nessuno: sono tutti chiusi nelle case. I negozi sono serrati e gli alimentari non hanno più nulla da vendere, in alcune zone della città non c’è l’acqua e l’elettricità funziona solo ogni tanto. Sembra di essere in una città fantasma». Il giornale non ha fatto niente per verificare se quello che il ragazzo diceva fosse vero o falso. Non hanno neanche mai pubblicato una rettifica. Hanno scritto anche molti articoli senza riferirsi a fatti accaduti in Giappone, che diffondevano solo la paura di un disastro nucleare. Ad ogni modo, se paragonati alla Repubblica, hanno solo avuto qualche svista.

Perché, che cosa ha scritto di male la Repubblica?

Ha messo su una parodia. Molte delle storie che hanno riportato non hanno nessun tipo di fonte. In particolare, un articolo diceva che milioni di persone stavano scappando da Tokyo e che l’intera città era nel caos. Nessuna fonte viene citata, è una specie di inganno, una storia sensazionale che però non ha riscontro in Giappone. Sembra pubblicata solo per vendere in edicola e non per informare le persone. Ma c’è di più.

Cosa?

La Repubblica ha usato anche una fonte palesemente falsa, un lavoratore “Fukushima 50″ a cui è stato dato il nome del sindaco di Rikuzentakata; questo falso lavoratore in un italiano perfetto ha spiegato al giornale che la centrale avrebbe «distrutto il Giappone». Che questa persona non esista, lo si poteva capire dal fatto che nessun lavoratore di Fukushima ha concesso interviste. Bastava cercare su Google ma nessuno l’ha fatto al giornale, forse perché si sono inventati tutto di proposito.

Nel sito sono citati anche importanti giornali internazionali come Bbc, Al Jazeera, Der Spiegel. Che cos’hanno scritto che non andava?

Der Spiegel ha realizzato un’intervista con una sola persona che sosteneva che Tokyo fosse una «città fantamsa», che i palazzi fossero deserti e i negozi chiusi. Pochi giorni dopo un’altra persona ha dichiarato che Tokyo avrebbe dovuto smettere di preparare il suo «amato Sushi», mentre i lavoratori di Fukushima Daiichi erano descritti come «piloti kamikaze». Il rapporto sembrava ignorare il fatto che la “città fantasma” si fosse misteriosamente ripopolata. Al Jazeera, invece, ha fatto un’intervista a un dimostrante contrario al nucleare, senza nessuna base scientifica, usando le sue parole per affermare che gli “scienziati” non credevano che ci fossero radiazioni sicure per l’uomo.

Qual è il peggior esempio di giornalismo in assoluto riguardo a Fukushima?

L’articolo pubblicato il 20 marzo da Repubblica: è la peggior storia scritta sul terremoto in tutto il mondo. Tokyo era dipinta come “una capitale in agonia”, da cui quattro milioni erano scappati per sfuggire alla “nube atomica”. E mentre scriveva che le tracce di iodio radioattivo nell’acqua erano al di sotto dei limiti legali e quindi innocue, aggiungeva un misterioso e pericoloso “ufficialmente”. Parlava poi delle mascherine indossate dalla gente, come se a Tokyo non lo si facesse tutti i giorni, come prova della paura delle radiazioni, quando tutti sanno che a Tokyo tutti le vestono tutti i giorni. Hanno scritto che la rabbia contro il governo stava crescendo e come fonte citavano ben una persona che si lamentava. Ma c’è molto di più, leggetelo sul sito: l’intero articolo era in buona sostanza un pezzo di finzione apocalittica.

E chi ci dice che non siate voi a riportare false controstorie?

Conosco molte persone a Tokyo, tutti hanno sempre parlato di inconvenienti legati al blocco della metropolitana, nei primi tempi dopo il terremoto. Nessuno però ha riportato una fuga della gente dalla città. A meno che non si ragioni come il Der Spiegel, che ha raccontato il fatto che un sacco di gente ha comprato biciclette, e io aggiungo che il motivo era la rottura della metropolitana, e poi ha concluso che volevano scappare così da Tokyo. Chissà che viaggio difficile!

Resoconto e video dell’incontro con Alain De Benoist

In una Sala Biasin strapiena, con oltre 100 persone presenti, il filosofo e saggista francese Alain De Benoist ha presentato in Italia il suo ultimo libro: Sull’orlo del baratro, dedicato alla grande crisi economico-finanziaria oggi più virulenta che mai.

Dopo la facile ed amara previsione enunciata nel dicembre 2009 durante il seminario di “Eurasia” tenutosi a Modena in occasione del ventennale della caduta del Muro di Berlino, per cui la crisi del capitalismo era di natura strutturale e non congiunturale, si è tentato nell’incontro sassolese di definire alcuni concetti attorno ai quali tentare di ripartire.

Sono sei, in particolare, i punti cardine che emergono nell’ultimo libro di De Benoist: 1) Le definizioni di “limite” (collegato a quello della finitezza delle risorse disponibili) e di “bene comune” (equa distribuzione delle ricchezze) per affrontare la crisi; 2) Il mondo multipolare, attraverso la creazione di grandi aree sovranazionali legate da vincoli federali; 3) Il completo dominio dei mercati finanziari sull’economia e sulla politica impone il ritorno della sovranità degli Stati (aggregati in grandi spazi geopolitici;) 4) La sostituzione del dollaro come moneta di riferimento internazionale proposta dalla Cina, che insieme agli altri paesi del BRICS vuole creare una nuova banca mondiale per guidare lo sviluppo; la trasformazione dell’euro in moneta di riserva europea; 5) I costi sociali dell’immigrazione e la sua funzionalità al capitalismo, per cui non si possono combattere i guasti dell’una senza affrontare la questione economica; 6) La riforma dello Stato sociale attraverso la creazione di un reddito di cittadinanza.

Ma il pezzo forte del libro di Alain De Benoist, come ricordato dal dr. Michele Franceschelli di “Eureka” nell’introduzione, lo troviamo nella postfazione, dove viene designato il “nemico principale”: a) Il mercato sul piano economico; b) Il liberalismo sul piano politico; c) L’individualismo sul piano filosofico; d) La borghesia sul piano sociale; e) Gli Stati Uniti sul piano geopolitico.

Nella sua lunga relazione il filosofo francese ha rimarcato come la crisi provenga proprio dagli Stati Uniti (il cui debito è il 240% del PIL) e sia stata all’inizio decisamente sottovalutata.

Le cause profonde dell’indebitamento, funzionale solo alla speculazione, vanno ricercate nell’azione sconsiderata delle banche private che hanno poi costretto i poteri pubblici a soccorrerle (800 miliardi di dollari spesi solo negli USA).

La deregolamentazione dei mercati finanziari (che hanno un assoluto controllo sulla politica) è stata provocata dall’abolizione delle tariffe doganali e delle barriere comunitarie.

La conseguenza è stata la moltiplicazione delle delocalizzazioni, la fuga di capitali, l’aumento della disoccupazione e della sperequazione sociale.

In tutti i Paesi europei, per affrontare la crisi, si sta seguendo lo stesso schema: piani di austerità, aumento delle imposte, tagli allo Stato sociale per salvare la finanza mondiale dal suo crollo; due sono allora le vie d’uscita da questa situazione insostenibile sul lungo periodo: una rivolta generalizzata o l’inesigibilità del debito.

In Grecia, dove il debito è il 160% del PIL, in cambio degli aiuti sono state richieste nuove privatizzazioni e un’ulteriore compressione dei salari, al punto che il potere d’acquisto dei lavoratori è calato del 40%.

In realtà non si fa che rinviare le scadenze del fallimento, perché non si vogliono eliminare le cause strutturali che hanno determinato la crisi: alla Grecia non resta che l’uscita dall’euro o un impoverimento generalizzato della propria popolazione.

L’attuale crisi geopolitica globale, invece, dopo le recenti tensioni in Libia, in Siria ed in Iran, rischia di condurre ad una nuova guerra mondiale, data l’indisponibilità degli Stati Uniti a rinunciare alla propria leadership mondiale, così come richiesto dalle nuove potenze emergenti Cina, Russia, Brasile, India e Sudafrica, che si battono per il multipolarismo.

*Di Stefano Vernole, redattore di “Eurasia” – Rivista di Studi Geopolitici

PRIMA PARTE

 

SECONDA PARTE

BOLOGNA 17 MARZO: IL CONVEGNO SU ENRICO MATTEI DI EUR-EKA, UN SUCCESSO

BOLOGNA 17 MARZO: IL CONVEGNO SU ENRICO MATTEI DI EUR-EKA, UN SUCCESSO
di 
Claudio Moffa 

Se si fosse abbassata la testa, sarebbe stato un ritorno al passato, quando bastava – appena qualche anno fa – che qualcuno di estrema destra (foibe, convegno nelle Marche promosso da un gruppo di area PRC, proibito per l'”indignazione” di un esponente locale di AN) o quasi sempre di estre
ma sinistra protestasse perché le autorità di polizia e le prefetture vietassero l’iniziativa contestata, anziché opporre un saldo muro difensivo contro le proteste dei facinorosi. Invece a Bologna, come già a Reggio Emilia lo scorso anno e altrove, le minacce dei soliti, cosiddetti “antifascisti”, non hanno impedito lo svolgimento del convegno promosso dall’Associazione Eur-Eka su Enrico Mattei a 50 anni dalla sua morte, l’attentato di Bascapé del 27 ottobre 1962. 

E’ andato tutto bene: una cinquantina di persone di diversa estrazione politica a seguire i filmati e gli interventi, nessuna contestazione nemmeno tra le domande a fine relazione (anzi). Unico vero difetto – oltre all’assenza del collega e amico Nico Perrone, costretto a letto dalla febbre – il powerpoint che non ha funzionato, e a cui cerco adesso di supplire ricaricando qui in prima schermata, i documenti sul “fattore Israele” nella vicenda e nella morte di Mattei. 

“Ultima di Moffa”? come titola oggi Repubblica.it in prima schermata, a sintesi un po’ forzata del mio intervento? Ma no, i documenti e le carte su cui ho argomentato per sostenere, come ho detto esplcitamente, l’ipotesi Mossad per la morte di Mattei, e la centralità comunque del conflitto arabo-israeliano nella vicenda entusiasmante del fondatore dell’ENI, risalgono addirittura a un convegno del Master Enrico Mattei anno 2006, e sono stati pubblicati sia su Eurasia sia su un libro, Enrico Mattei, il coraggio e la Storia, presentato all’ISIAO di Roma (partecipanti tra gli altri Giulio Andreotti e l’ambasciatore Antonio Napolitano) nel dicembre 2007. 

Perché l’errore di Repubblica.it? A parte la solita maliziosità di appiopparmi il titolo di “negazionista” come se io avessi passato e passassi la mia vita professionale a occuparmi solo e sempre della Shoah, la svista è un fatto normale: perché il problema del silenzio attorno al mio libro e ai miei saggi – segnalati a suo tempo alle pagine culturali del Corriere della sera e de la Stampa, quotidiani cui peraltro avevo sia pure occasionalmente collaborato – rientra nel grande fenomeno dell’occultamento della Storia. Sic. Non perché ne ho scritto io, ovviamente, me perché quando si parla di determinati Poteri forti, che si tratti di Israele e di sionismo, o di Banche, o di certi attentati terroristici, la censura cala inesorabile, e tutti fanno finta di non vedere. E chi avendo “visto”, ne parla, diventa subito o “negazionista” o “complottista”, confuso col vero ciarpame neonazista (che è altra cosa della lettura storica del nazismo) e con il vero complottismo maniacale. Eppure carta canta, i documenti dell’archivio dell’ENI di Pomezia sono oggettivamente importanti. Eccoli qui sotto, nel Re-Post, assieme a un mio articolo sull’occultamento appunto della storia che risale all’attentato di Oslo.

****

Qui di seguito riportiamo la lettera inviata ieri, domenica 18 Marzo, alla “Repubblica di Bologna”:

Richiesta di rettifica‏

 

Bologna, lì 18 Marzo 2012

  Alla c.a. attenzione Dott. Giovanni Egidio, capo redazione  Repubblica Bologna

Alla c.a. attenzione Dott.ssa  Caterina Giusberti

  

 

 OGGETTO: Esercizio del diritto di rettifica secondo l’articolo 8/47/1948 e dagli artt. 42- 43/416/1981.

 

Con riferimento all’articolo apparso sul sito della Repubblica Bologna il 17 Marzo 2012, (http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/03/17/news/caso_mattei_l_ultima_di_moffa_l_hanno_ucciso_gli_israeliani-31733356/) a firma di Caterina Giusberti, dal titolo: “Caso Mattei, l’ultima di Moffa. – L’hanno ucciso gli israeliani -”, teniamo a precisare, in riferimento all’affermazione della Giusberti “organizzato dall’associazione di destra Eur-eka”, che l’Associazione Eur-eka non è un’associazione “etichettabile” come di destra, non essendosi mai definita tale ed avendo sempre avuto un approccio dialogativo con tutte le realtà culturali, cittadine e non, tant’è che tra i suoi ospiti ha avuto il piacere di accogliere quali relatori, solo per citarne alcuni,  il professor Giorgio Gattei, collaboratore della Rivista comunista “Contropiano”, il filosofo Diego Fusaro, autore del libro “Ripensare Marx”,  il militante eco-pacifista Antonio Mazzeo, il regista Thomas Fazi, il fondatore dell’UCOII Hamza Piccardo, l’anarchico Joe Fallisi, il professor Piero Pieri, autore di “Les nouveaux anarchistes”, il professore Aldo Giannuli vicino ad “Essere Comunisti”, affrontando tematiche che vanno dall’attualità del pensiero di Karl Marx, all’islamofobia, all’imperialismo occidentale, all’ecologia ai problemi del mondo scolastico ed universitario, la maggior parte degli incontri essendosi svolti al centro sociale Giorgio Costa, alcuni dei quali in collaborazione con le associazioni “Civico 32” e “Faremondo”.

Di tutto questo chiediamo venga data diffusione in testa di pagina e collocato nella stessa pagina del giornale on-line che ha riportato la notizia in base a quanto stabilito dall’articolo 8 della legge sulla stampa n. 47 del 1948 e dagli artt. 42 e 43 della legge 416 del 1981 e nei termini di legge previsti dagli stessi.

 

Distinti saluti,


Associazione Eur-eka

Eur-eka Associazione, Cultura politica e socialità a Bologna

Associazione Eur-eka, iniziative Autunno 2011

 

L’associazione Eur-eka, cultura politica e socialità a Bologna, riprende le proprie attività con un ricco programma di iniziative.

 

Il primo appuntamento è previsto mercoledì 26 ottobre, con un’incontro-dibattito sullo stato del sistema educativo in Italia.

Pericolo di crollo? Il disfacimento progressivo della scuola e dell’università nell’”Italian Repubblic” sarà caratterizzato dal dialogo fra Piero Pieri, professore di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università di Bologna e autore del romanzo “Les nouveaux anarchistes. Atti intollerabili di disperazione a Bologna” (Transeuropa edizioni) ed Eduardo Zarelli, docente di storia e filosofia al Liceo L. Galvani di Bologna e responsabile di Arianna editrice.

 

La seconda iniziativa, in calendario mercoledì 9 novembre, affronterà uno scottante tema di politica internazionale.

Rivolte arabe: la primavera non arriva. I popoli di Nord Africa e Vicino Oriente tra “lotta per la democrazia” e “interventi umanitari” della NATO  vedrà la partecipazione di Daniele Scalea, co-autore di “Capire le rivolte arabe” (Avatarèditions), nonché redattore di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” e segretario scientifico dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), e di Joe Fallisi, artista lirico e militante antimperialista testimone dell’aggressione militare alla Libia.

 

Terzo e ultimo appuntamento mercoledì 23 novembre, con obiettivo sulla ricerca scientifica e le sue applicazioni pratiche.

Il miracolo scippato: le occasioni sprecate della scienza italiana dagli anni ’60 a oggi ospiterà Marco Pivato, giovane autore dell’omonimo libro per i tipi di Donzelli editore, e Antonio Venier, esperto della crisi del sistema tecnico-industriale italiano a partire dagli anni ’90.

 

 

Tutti gli incontri avranno inizio alle ore 20.30 e si terranno presso la sala conferenze del centro sociale Giorgio Costa, in via Azzo Gardino 48 a Bologna.

L’ingresso è riservato ai soci, con tessera Uni.Ass.Bo dal costo di € 3. Sono riconosciute anche le tessere Ancescao.

 

 

Per informazioni e contatti: eur-eka@libero.it